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contrattazióne

sf. [sec. XVI; da contrattare]. Atto ed effetto del contrattare. Contrattazione collettiva, azione che disciplina orario e retribuzione del rapporto di lavoro, attraverso accordi e rapporti negoziali (più o meno formali) della rappresentanza sindacale delle parti sociali (associazione dei lavoratori e degli imprenditori), con la quale il contratto di lavoro individuale viene inserito nel contesto normativo di una unità produttiva (aziendale, territoriale, nazionale di categoria, interconfederale). Tale attività nel corso del tempo ha riguardato accordi locali (di “piazza”), di singole professioni, di più professioni in unità produttiva, di rami d'industria a livello nazionale, di più confederazioni (interconfederale); col termine di sistema contrattuale ci si riferisce ad accordi tra confederazioni (lavoratori e imprenditori) su norme che riguardano più categorie (dell'industria, del commercio, dell'agricoltura), sistema che si tenta di estendere al pubblico impiego. § Il pensiero contrattuale si affermò con studiosi come Messina, Redenti e Montemartini all'inizio del Novecento: il primo contratto collettivo nazionale risale all'immediato primo dopoguerra e fu firmato dai tipografi; seguì subito dopo quello dei metalmeccanici. L'avvento del fascismo limitò molto una libera azione contrattuale, dopo averne estromesso la CGL, la CIL e gli altri sindacati, con il Patto di Palazzo Vidoni del 1925 stipulato tra i sindacati fascisti e la Confederazione Generale dell'Industria; il sostanziale monopolio del sindacalismo fascista venne confermato da una legge del 1926 e dalla Carta del Lavoro (1927). Dopo la Liberazione (con l'accordo Buozzi-Mazzini e la Carta Costituzionale, che riconobbe il ruolo del sindacato) si ebbero, grazie alle ricostituite centrali sindacali, contratti di categorie e di settore e alcuni importanti accordi confederali che miravano a una regolamentazione generale della materia contrattuale, specialmente per quanto riguarda la previdenza sociale (contributi, assegni familiari, ecc.). Tra gli anni Cinquanta e Sessanta si impostò la contrattazione in azienda per dare una maggiore dinamicità all'azione sindacale, che si è successivamente trovatai a inserire nel campo della contrattazione non più soltanto rivendicazioni salariali ma elementi come la qualità della vita sul posto di lavoro, gli aspetti formativi per una crescita del lavoratore, le dinamiche di aggiornamento tecnologico nell'impresa, frutto del mutamento profondo avvenuto nella società e nell'economia.