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lùteo

agg. [sec. XVI; dal latino lutĕus, di color giallo, da lutum, guado (botanica)].

1) Lett., di color giallo-zafferano.

2) In anatomia, corpoluteo, formazione che si sviluppa nell'ovaio, e precisamente nella cavità di un follicolo di Graaf, dopo la maturazione e la deiscenza di questo, per effetto anche della gonadotropina L.H. Esso appare come una masserella di cellule, dette luteiniche, ricche di un pigmento giallastro e di vasi sanguiferi; dotato di funzioni endocrine, secerne estrogeni e progesterone, ormoni capaci di influenzare il ciclo sessuale della donna. Nel caso in cui l'uovo sia fecondato, il corpo luteo (detto gravidico) raggiunge un volume di anche 5 cm di diametro, per poi regredire a partire dal terzo mese di gravidanza e scomparire verso il 140º giorno; se invece non si ha fecondazione dell'uovo, il corpo luteo (detto mestruale o periodico) presenta uno sviluppo minore (sino a un massimo di 2 cm) e non sopravvive oltre una decina di giorni, per poi atrofizzarsi, lasciando una specie di cicatrice (corpo bianco o albicante).

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