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lobotomìa

sf. [sec. XIX; lobo+-tomia]. Intervento neurochirurgico, mediante il quale vengono recise fibre nervose di un lobo cerebrale. Fu ideata nel 1925 da A. Moniz Egas che la mise in atto per la cura di malattie mentali incoercibili con altre cure, ritenendo che l'interruzione delle connessioni fra il lobo frontale, il talamo e l'ipotalamo modifichi l'affettività. La casistica finora osservata ha posto in rilievo l'estrema incertezza di risultati positivi e, spesso, la loro scarsa durata. Con il passare degli anni la lobotomia è stata quasi del tutto abbandonata, anche per il suo carattere mutilante e per la discutibilità delle sue basi teoriche.

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