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microelettrònica

sf. [sec. XX; micro-+elettronica]. Insieme delle tecniche di miniaturizzazione dei circuiti elettronici. Con l'invenzione del transistore (1949) e dopo il primo sviluppo delle tecniche di integrazione basate sul silicio (1958), che hanno permesso di disporre più componenti elettronici sullo stesso chip per realizzare funzioni circuitali complete, si è sviluppata la microelettronica quale settore dell'elettronica che si occupa della realizzazione di funzioni logiche, digitali e analogiche nelle quali tutti i singoli dispositivi (diodi, transistori, resistori, condensatori, ecc.) sono fabbricati sullo stesso supporto semiconduttore, in genere cristalli di silicio o di arseniuro di gallio. L'evoluzione della tecnologia microelettronica ha permesso la costruzione di un enorme numero di componenti su un singolo chip; questi componenti possono essere collegati all'interno del chip per realizzare circuiti integrati digitali e analogici complessi. La complessità di un circuito su chip si può porre in generale in relazione al numero di transistori o, per i circuiti digitali, a quello di porte logiche di cui è costituito. Ciò ha portato alla definizione di classi identificate dalle seguenti sigle: VLSI (Very Large Scale Integration), LSI (Large Scale Integration), MSI (Medium Scale Integration), SSI (Small Scale Integration); si stanno già studiando tecnologie a ULSI (Ultra Large Scale of Integration). La microelettronica si è caratterizzata per la miniaturizzazione sempre più spinta dei circuiti. È questo uno dei fattori principali della spettacolare riduzione dei costi che ha reso possibile la diffusione capillare degli elaboratori elettronici. I due maggiori settori dell'elettronica, le telecomunicazioni e l'informatica, si sono avvantaggiati sin dall'inizio di questa nascente tecnologia in simbiosi con la loro evoluzione; ancora più dipendente dalla microelettronica è la telematica.