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plàtano

sm. [sec. XIV; dal latino platănus, risalente al greco plátanos, da platýs, largo]. Nome comune usato per indicare le piante del genere Platanus della famiglia Platanacee con 9 specie che crescono in Europa centro-meridionale, nelle regioni temperate e tropicali dell'America Settentrionale, in India settentrionale e in Indocina. I platani sono alberi longevi con tipica corteccia che si sfalda in grande lamine irregolari e con foglie solitamente palmato-lobate, palminervie, a disposizione alterna. I fiori sono unisessuali (su piante monoiche) e riuniti in infiorescenze pendule, ognuna costituita da un racemo di capolini sferici; la fioritura avviene all'inizio della primavera insieme alla comparsa delle foglie. I frutti sono acheni dotati di un ciuffo di peli che facilita la dispersione anemofila, sono disposti all'interno di un'infruttescenza globosa (3 cm circa di diametro) portata da un lungo peduncolo. Il genere comprende numerosi ibridi coltivati a scopo ornamentale. Più frequentemente con il termine platano si indica la specie Platanus acerifolia, molto resistente all'inquinamento atmosferico e per questo spesso utilizzata nei viali cittadini. Questa pianta è per molti autori un ibrido naturale fra Platanus orientalis (originario della Penisola Balcanica e dell'Asia Minore) e Platanus occidentalis (originario dell'America Settentrionale), secondo altri il risultato di una mutazione di Platanus orientalis. Si coltiva inoltre per il legname, che è bianco-giallastro, duro, usato per mobili e per lavori di intaglio.