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protocòllo

sm. [sec. XIV; latino medievale protocollum, dal greco prōtókollon, da prõtos, primo+kólla, colla].

1) Nella tarda antichità era il foglio “incollato all'inizio” di un documento recante l'indicazione dell'ufficio o del magistrato che l'aveva emesso; in età giustinianea era una speciale intestazione apposta alla carta usata dai tabelliones (vedi notaio); passò poi a indicare in epoca medievale la parte iniziale del documento sia pubblico sia privato. Nel documento pubblico il protocollo, nella sua forma tipica, era costituito dalla invocatio simbolica, che consisteva in un simbolo religioso, dalla invocatio verbale, che era una formula di devozione, dalla intitulatio o intestazione, in cui erano dichiarati il nome e la dignità dell'autore del documento, dalla inscriptio o indirizzo, in cui era indicato il destinatario (o i destinatari) del documento, eventualmente seguito dalla salutatio o formula di saluto.

2) Registro in cui si annotano e si classificano in ordine cronologico i documenti, le lettere, ecc. che provengono a un ente pubblico o a un'azienda e che da essi partono; mettere a protocollo, registrare; carta protocollo o formato protocollo, i formati di carte per atti ufficiali (32×44 cm, 44×64 cm, 64×88 cm) e per scrivere (31×42 cm, 43×63 cm).

3) Per estensione, ufficio o luogo dove si tengono i protocolli.

4) Nel diritto internazionale, il documento contenente i termini di un accordo tra soggetti aventi personalità internazionale. I protocolli diplomatici possono essere autonomi: se sono indipendenti da protocollo precedenti, per esempio il Protocollo di Londra (1936), che dettava nuove norme sulla guerra sottomarina; o solo integrativi di un protocollo principale: per esempio il protocollo relativo alla firma del protocollo principale; i protocolli di proroga; i protocolli interpretativi; i protocolli aggiunti per rendere più esplicito il testo del protocollo principale su alcune materie.

5) Insieme delle norme che regolano le cerimonie diplomatiche, i ricevimenti ufficiali, le visite e simili.

6) Nel linguaggio filosofico, sono detti protocolli (o proposizioni protocollari) le enunciazioni elementari che sono alla base di un sistema scientifico.

7) In telematica, insieme di parametri che regolano la comunicazione dell'informazione fra due (o più) elaboratori tramite telecomunicazione. Entrambi gli elaboratori devono avere lo stesso insieme di regole e di standard affinché si ottengano comunicazioni prive di errori. Quando si utilizza un modem per acquisire informazioni da una banca dati, bisogna scegliere il protocollo di comunicazione corretto, cioè quello stabilito dal ricevente: in questo caso dalla banca dati. Il programma di comunicazione permette all'utente la scelta di parametri quali la velocità di trasmissione, i bit dei dati, la parità, il duplex, i bit di terminazione. La maggior parte dei servizi di comunicazione utilizzano 8 bit di dati e un bit di terminazione. L'utilizzo dei protocolli si è rivelato di fondamentale importanza per l'efficienza e la sicurezza dello scambio dati fra i vari terminali e i grandi centri di gestione dati, come, per esempio, le banche dati.