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rabbinismo

sm. [sec. XVIII; da rabbino]. L'insieme dei rabbini e delle varie scuole rabbiniche unitamente alla loro vasta attività svolta dopo la dissoluzione delle istituzioni nazionali con la distruzione di Gerusalemme (70 d. C.) e la dispersione in tutto il mondo. Sinteticamente la loro attività comprende: edizione della Bibbia nel testo masoretico corredato per la prima volta di tutto l'apparato vocalico per una sua esatta lettura; la raccolta della Mishnāh; l'elaborazione del Talmūd nelle due redazioni palestinese e babilonese (praticamente contiene la maggior parte della produzione delle scuole rabbiniche antiche); la costituzione di centri religiosi e culturali che in Palestina, in Spagna, in Portogallo e in Francia hanno saputo conservare l'unità del popolo ebraico e mantenere intatto il patrimonio della propria cultura anche attraverso dure persecuzioni e il pericolo di perdere con l'unità la propria individualità culturale. Notevole fu pure lo sviluppo del rabbinismo nell'Europa centrorientale, a partire dal sec. XVI. Con il sec. XIX numerosi furono gli Stati che riconobbero anche agli Ebrei gli stessi diritti degli altri cittadini loro sudditi e da allora i rabbini non ebbero più autorità civile ma solo religiosa.

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