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sofìstica

sf. [dal greco sophistike (téchnē), (arte) del sofista]. Movimento filosofico sviluppatosi nella seconda metà del sec. V a. C. Il termine sophistes indicava un uomo abile in una certa attività, ma fu applicato particolarmente a maestri che impartivano a mercede il loro insegnamento, passando da una città all'altra. L'insegnamento era quello delle arti per una riuscita pratica nella vita, soprattutto nella politica; vi avevano larga parte l'oratoria e la dialettica. Il successo dei sofisti fu enorme e molti divennero ricchi, non sfuggendo a critiche sia per i loro atteggiamenti sia per il loro insegnamento, che implicava molta disinvoltura, scetticismo nei riguardi della verità, della religione e dei valori etici. Tra i principali sofisti del sec. V furono Protagora, Gorgia, Prodico, Ippia. Una seconda s. si registra sotto l'Impero romano, a partire dal sec. II d. C., e comprende soprattutto maestri di retorica: massimo rappresentante è Luciano di Samosata.

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