Nicòla I (zar di Russia)

Romanov, zar di Russia (Carskoe Selo 1796-Pietroburgo 1855). Figlio di Paolo I, succedette (1825) al fratello Alessandro I, morto senza figli, mentre l'altro fratello Costantino rinunciava al trono. Gli inizi del regno furono turbati dal fallito colpo di Stato dei decabristi, che ispirò al nuovo zar diffidenza verso la nobiltà e preoccupazione per la diffusione delle idee rivoluzionarie. Educato militarmente, impreparato alla trattazione degli affari dell'impero, Nicola I, uomo di rigida struttura morale e di modestissima cultura, ritenne che la salvezza della Russia consistesse nel rafforzamento del suo potere personale. Convinto assertore di questi principi, agì in conseguenza. In politica interna volle controllare tutta la vita dei suoi sudditi per evitare ogni traviamento spirituale e fu potentemente aiutato dalla cosiddetta Terza Sezione, un organo poliziesco, da lui fondato, che inquisiva su ogni manifestazione del pensiero. Questa rigidezza provocò uno stato di grave disagio, soprattutto nelle classi alte, più severamente vigilate; un'atmosfera così pesante contrastava del resto con le condizioni generali del Paese, che apparivano piuttosto floride. Fu duro contro ogni “occidentalismo” (Dostoevskij fu da lui perseguitato) in un periodo in cui fioriva la grande letteratura russa (Puškin, Gogol, Turgenev, Lermontov). In politica estera Nicola I si atteggiò a paladino del legittimismo, dell'assolutismo e dell'ordine. Incerto di fronte alla Turchia (Questione d'Oriente), che intendeva combattere come cristiano e proteggere come nemico di ogni rivoluzione (ma, come russo, anelava a raggiungere quel “mare caldo” che essa gli precludeva), si trovò a suo agio nel 1848-49, quando poté, gendarme d'Europa, reprimere la rivolta ungherese. Ma una politica così poco duttile lo condusse per forza all'isolamento (guerra di Crimea).

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