L'Urbe, un modello urbanistico da esportazione

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Cardini e decumani, non erano nomi di uomini appartenenti alle classi sociali della popolazione romana… Eppure sin da bambini li abbiamo sentiti nominare ogni volta che si parlava dell’Antica Roma. Il motivo?

Perché è proprio sull’incrocio ad angolo retto di queste due vie (cardi e decumani) che si sviluppò l’Impero romano. I cardi disposti da nord a sud e i decumani, in direzione est-ovest, formavano il modello dell’urbe romana, lo schema che caratterizzò la suddivisione dell’Impero romano e dei territori conquistati.

Secondo gli antichi romani la città era un’unità amministrativa dello Stato nonché un centro culturale, militare e sociale a cui si subordinavano e facevano capo degli agglomerati minori presenti sul territorio. Fulcro sociale e politico dell’Urbe era il Foro, posto all’intersezione tra il Cardo Maximus e il Decumanus Maximus, creando uno schema urbanistico ortogonale. 

Il Foro aveva all’inizio una funzione quasi esclusivamente commerciale, poi col passare del tempo venne adibito per ospitare gli edifici pubblici principali; la basilica era la costruzione più importante poiché fungeva da tribunale e vi si tenevano riunioni. Un altro edificio fondamentale era il Capitolium, il tempio dedicato alla Triade capitolina.
Appena fuori dalle mura solitamente sorgeva l’anfiteatro che potevano frequentare anche gli abitanti dei dintorni.

Se lo schema urbanistico prevedeva la suddivisione della città in lotti rettangolari, la divisione del terreno agricolo in appezzamenti regolari era la base della colonizzazione agricola romana. Un progetto che riusciva a legare in un qualche modo città e campagna in un’unica, grande, organizzazione territoriale.

Tanto era organizzata bene dal punto di vista urbano, tanto era trafficata… Roma fu in ogni momento della sua storia una città dalle strade strette e incassate tra edifici imponenti, con vicoli non lastricati, rampe che si inerpicavano sui colli e passaggi larghi al massimo tre metri.

Si potrebbe quasi fare un confronto con il traffico a cui è soggetta oggi la capitale, ma al posto delle auto mettervi carri, calessi e baldacchini a riempire quelle che erano le vie di comunicazione utilizzate incessantemente. Per agevolare lo scorrimento del traffico senza intralci vennero anche istituiti appositi parcheggi intorno alle porte di accesso alla città.

Le strade dell’Impero Romano, però, non erano occupate solamente dai mezzi che le percorrevano: a occupare vie e vicoli vi erano anche i commercianti che obbligavano lettighe, pedoni e portantine ad occupare lo spazio residuo non permettendo loro libera circolazione.

photo credit: Franciov via photo pin cc