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fòro (urbanistica)

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Generalità

Nelle città costruite dagli antichi Romani, luogo spazioso adibito originariamente a mercato e in seguito usato come pubblica piazza. Realizzando una perfetta corrispondenza tra struttura e funzionalità, il foro rappresentava il vero centro cittadino, dove ferveva la vita degli affari, si amministrava la giustizia, si compivano gli atti più importanti dell'amministrazione cittadina, si presenziava ai riti religiosi e si discutevano i problemi della res publica dando corpo e concretezza alla vita sociale della città.

Fori comunali

In origine il foro era soltanto un punto di ritrovo sulle grandi vie di comunicazione per i cittadini, che vivevano dispersi in casolari senza un centro urbano: qui si radunavano a tenere mercato, a celebrare riti, a trattare gli interessi locali . Attorno a esso sorsero spesso zone fittamente popolate, primo nucleo di future città, dove è possibile cogliere l'autentica funzione del foro, rimasta inalterata fino a quando le libertà cittadine costituirono la base della vita romana. E proprio dal foro si deve ricercare l'origine di molti comuni romani: a misura che Roma espandeva il suo dominio sulla penisola, assegnava a cittadini e a soci porzioni di territorio, in cui sorsero centri per lo svolgimento della vita sociale, riconosciuti giuridicamente come fori o conciliabula. Furono tali, per esempio, Mutina (Modena), Parma, Dertona (Tortona), ecc.; altre volte il foro prendeva il nome dal suo fondatore: Forum Cornelii (Imola), Forum Sempronii (Fossombrone), Forum Livii (Forlì), ecc. Essi furono i centri da cui ramificò l'imponente opera di latinizzazione. Dopo la guerra sociale furono trasformati in municipia. Tanto nei piccoli come nei maggiori centri il foro rimase nella pienezza delle sue funzioni come luogo d'incontri e teatro di tutte le manifestazioni socio-economiche e politico amministrative. Anzi, i centri maggiori fecero a gara per avere un foro degno della loro nuova importanza. Con il passare del tempo a Roma e nei centri principali le attività meramente economiche furono allontanate dal foro e relegate in piazze minori, e si ebbero un foro oleario, un foro del pesce, un foro boario, un foro vinario, ecc. Dove era possibile, il foro principale sorgeva all'incrocio fra il cardo maximus e il decumanus maximus. Nelle città preromane poteva sorgere in diversi luoghi: in quelle marittime, a esempio, vicino al porto. Vitruvio diede le norme per la costruzione di un foro: la grandezza doveva essere proporzionata al numero degli abitanti e la sua forma rettangolare, con la lunghezza superiore di un terzo alla larghezza. Dove il foro serviva anche per gli spettacoli, fra il colonnato erano installate gradinate per gli spettatori. In Italia sono noti tra gli altri i foro di Ostia, Pompei, Velleia (Emilia), Terracina. Fuori d'Italia gli scavi archeologici ne hanno portato alla luce numerosi, come quelli di Timgadn Algeria, di Leptis Magna nella Tripolitania e di Cuicul (Djemila) nella Numidia, assieme ad altri minori in Asia Minore e in Grecia.

Foro romano

Particolarmente importante ed esemplare è il foro di Roma. In origine era solo una piazza, dove convenivano per il mercato gli abitanti sparsi sui vicini colli. La sua sistemazione risale già all'età regia; il luogo divenne presto il centro della vita religiosa e politica della città, e fu circondato di monumenti: sul lato N sorgevano la basilica Emilia, il sacello di Venere Cloacina, il tempio di Giano, il Volcanal sul posto dove fu poi rinvenuto il celebre Lapis Niger, la curia, il comizio; a W, alle pendici del Palatino, il carcere Tulliano, il tempio della Concordia, il portico degli Dei Consenti, il tempio di Saturno; a S, la basilica Giulia, il tempio dei Castori, la fonte di Giuturna; a E il tempio di Vesta, la casa delle Vestali, la Regia. Sulla fine del periodo repubblicano il foro era ormai insufficiente e Cesare fece costruire dietro la curia una grande piazza con portici e botteghe su due lati e il tempio a Venere Genitrice, protettrice della casa Giulia. Augusto e poi vari imperatori apportarono modifiche ed eressero nuovi edifici: ai piedi del Campidoglio sorsero il tempio dedicato a Vespasiano sulla via Velia l'arco a Tito, la statua equestre di Domiziano, il colossale tempio a Venere e a Roma voluto da Adriano, la Porticus Margaritaria, il tempio di Antonino e Faustina, l'arco di Settimio Severo, opposto a quello di Tito, la basilica di Costantino, iniziata da Massenzio. Da E a W il foro era attraversato dalla via Sacra; chiudeva la piazza la tribuna dei Rostri. Oltre il limite meridionale si estendevano i palazzi imperiali. Taverne e portici si aprivano in vari punti e statue e colonne onorarie completavano tanta dovizia di monumenti.

Fori imperiali

Augusto volle un nuovo foro verso il Quirinale e lo separò dai quartieri popolari con un muro, continuato sulle direzioni laterali da absidi, in cui trovavano posto in nicchie riccamente ornate statue di eroi romani e due portici; addossato al muro sorse il tempio a MarteUltore. Tiberio costruì poi a lato del tempio due archi in onore di Druso e Germanico. Un nuovo foro fu costruito da Vespasiano poco distante da quello di Augusto: era una vasta piazza con portici dedicata alla Pace e arricchita da numerose opere artistiche. Fra i due sorse più tardi il Foro Transitorio, lungo e stretto e simile più a un passaggio che a un vero foro, abbellito però da un tempio a MinervaGrandioso fu invece il Foro di Traiano: i due portici laterali avevano di fronte due emicicli e al centro sorgeva la statua equestre di Traiano; sul lato W sorgeva la basilica con due absidi ai lati, oltre la quale si ergeva la colonna celebrativa delle vittorie sui Daci, posta tra le due biblioteche, latina e greca. Il complesso era chiuso dalla grande mole del tempio di Traiano. Dietro l'emiciclo N un grande edificio a due piani ospitava granai e taverne. Suo autore fu probabilmente Apollodoro di Damasco. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 2 pp 292-295" "Per approfondire vedi Gedea Arte vol. 292-295"