Nato, cos’è e come vi si aderisce

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Istituita nel 1949, Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord conta 30 membri. Finlandia e Svezia sono pronte all’adesione. Le cose da sapere.

NATO. Abbiamo sentito tante volte parlare di questa organizzazione e sempre di più dallo scoppio della guerra in Ucraina. Ma cosa significa l’acronimo? Quali sono le sue funzioni e come vi possono aderire i vari Paesi? Proviamo a fare chiarezza.

Come è nata la Nato

L'acronimo Nato sta per North Atlantic Treaty Organization, in italiano Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord. Quest’ultimo, noto anche come Patto Atlantico, fu firmato a Washington il 4 aprile 1949, entrando poi in vigore il successivo 24 agosto. Erano i primi anni della Guerra Fredda, che vedeva opposto l’Occidente e il blocco sovietico: l’alleanza prevedeva che un eventuale attacco dell'Unione Sovietica a  uno qualsiasi dei Paesi membri sarebbe stato trattato da ognuno di essi come un attacco diretto. In reazione al riarmo e all'entrata nella Nato  della Repubblica Federale Tedesca, nel 1955 i Paesi del blocco orientale istituirono il Patto di Varsavia

Le guerre in cui è intervenuta la Nato

La Nato, che ha sede a Bruxelles, è un'organizzazione internazionale per la collaborazione nel settore della difesa. Per 36 anni, ovvero fino alla caduta dell’Urss, Nato e Patto di Varsavia non si sono mai scontrati direttamente in Europa. E, in linea con quelli che sono i suoi principi a difesa e protezione dei Paesi che ne fanno parte, la Nato è intervenuta rare volte nei conflitti internazionali: la prima volta a fine 1995 in Bosnia ed Erzegovina. Poi nel 1999 in Kosovo, nel 2001 in Afghanistan (l’impegno è durato esattamente 20 anni) e infine in Libia nel 2011.

Come si aderisce alla Nato

In attesa di Finlandia e Svezia, i Paesi facenti parte della Nato sono 30. Tra essi c’è l’Italia, che fu tra i firmatari insieme a Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Danimarca, Norvegia, Islanda e Portogallo.

Chi può entrare

Ci sono due limiti generali per l’accesso alla Nato. Innanzitutto, sono candidabili per l'ingresso esclusivamente Stati europei.

I membri della Nato possono invitare “previo consenso unanime" qualsiasi altro Stato a far parte dell’Alleanza Atlantica. In pratica, ogni Stato membro ha diritto di veto, per cui si può opporre a un eventuale nuovo ingresso non gradito.
 

Il voto favorevole del Parlamento

Per entrare nella Nato, ogni Paese deve inviare una richiesta formale, precedentemente approvata dal proprio Parlamento. Inizia poi una procedura che si articola in più fasi. 

I meccanismi di ingresso: dialogo intensificato

Il Dialogo Passo intensificato (Intensified Dialogue) è un confronto preliminare sui motivi per cui il Paese desidera entrare nell’alleanza. Non ne garantisce in alcun modo l’effettiva candidatura: sono fermi a questo step l’Ucraina dal 2005 e la Serbia dal 2008.

I meccanismi di ingresso: Piano d'azione per l'adesione

Successivo al dialogo intensificato è il Piano d'azione per l'adesione o, in inglese, Membership Action Plan (MAP). Si tratta di un programma che serve a preparare gli aspiranti membri a soddisfare i requisiti necessari per diventare ufficialmente candidati a entrare nell’alleanza. Al momento lo stanno affrontando Georgia e Bosnia ed Erzegovina

Il voto

L’effettiva procedura di accesso alla Nato inizia quando l’alleanza invita il Paese aspirante a diventarne membro, con una risoluzione votata all’unanimità. Inizia a questo punto, a Bruxelles, la fase degli “accession talks”, che mirano a ottenere dal Paese candidato la volontà e capacità di rispettare gli obblighi e gli impegni politici, legali e militari previsti.

Le tempistiche

In generale l’adesione alla Nato è un processo lungo e complesso, che può durare anni. Nel caso degli ultimi due Paesi, il Montenegro e la Macedonia del Nord, ne sono serviti dieci. Per Finladia e Svezia, che hanno chiesto di aderire dopo l’invasione dell’Ucraina, il processo sarà decisamente più rapido.

Cosa succede in caso di veto su nuove adesioni

In caso di veto, la nuova adesione rimane bloccata. È il caso di Cipro, che deve fare i conti con il “no” della Turchia, a causa delle dispute esistenti da decenni tra i due Paesi.