Ugo Foscolo

La funzione della poesia

Il secondo filone si fonda sull'esaltazione del ruolo della poesia come unico mezzo per opporsi alla forza distruttiva del tempo. Tramite la poesia, afferma il poeta nell'ode All'amica risanata, la bellezza della donna amata sarà ricordata in eterno, come eterna è la fama di Ulisse cantata da Omero. La poesia ha la funzione di tramandare gli affetti, le memorie, la gloria del passato e la speranza per l'avvenire conservati dai viventi mediante la cura e la venerazione delle tombe. È questo, infatti, il nucleo concettuale del carme Dei sepolcri, espresso con efficacia nei versi in cui si dice che le Muse "fan lieti / di lor canto i deserti, e l'armonia / vince di mille secoli il silenzio". Se la fonte della poesia è la bellezza, "ristoro unico ai mali", il mondo ideale a cui essa appartiene è l'Ellade, simbolo di civiltà e di perfezione. Da essa provengono le arti, che donano all'umanità l'armonia rasserenante. A questo mondo mitico viene dedicato il complesso capolavoro incompiuto Le Grazie, composto dai tre inni (a Venere; a Vesta; a Pallade) attraverso i quali si celebra il cammino dell'umanità dalla condizione ferina alla piena acquisizione della civiltà. È un'opera di sintesi umana e poetica: la sua stessa frammentarietà sottolinea la complessità di un poeta come Foscolo. La dimensione dell'Ellade, poi, non è solo il ricordo di un passato irrecuperabile: in essa si congiungono e si unificano i due filoni ora tratteggiati, poiché la "materna terra", culla della poesia, è anche un tratto fondamentale dell'autobiografia idealizzata, che fa coincidere l'isola nativa di Zante con Zacinto, sogno di bellezza. La poesia foscoliana si alimenta di un profondo classicismo, che a sua volta sa velare di una musicalità sensuale e irresistibile una materia drammatica (e autobiografica) di grande intensità. Il riscatto della classicità, in una tensione "romantica" e "egotistica", sembra il filo rosso che lega tutti i testi del poeta. Il rapporto che Foscolo intrattiene coi classici (anche nel caso delle traduzioni) è un tentativo quasi ossessivo di recupero fisico della lingua antica, senza alcuna civetteria o superficiale divagazione.