Alessandro Manzoni

La produzione poetica

Le poesie giovanili precedenti gli Inni sacri furono rifiutate da Manzoni, che rigettò forme e temi del neoclassicismo, estranei ai riscoperti valori cristiani. Un'inclinazione seria e pensosa si avverte però anche nelle rime giovanili, a partire dalle terzine del Trionfo della libertà (1801), animate da un fanciullesco entusiasmo giacobino. I versi sciolti dell'Adda (1803), pur dedicati a Monti, celebrano in realtà Parini, maestro della satira moralistica. Nel carme In morte di Carlo Imbonati (1805-06), lo scomparso indica al giovane l'esempio di Parini, Alfieri e Omero, portatori di una poesia eternizzante non meno che educatrice virtuosa.

La grande svolta si profila con il progetto, rimasto incompiuto, di scrivere dodici Inni sacri per scandire l'anno liturgico, nella celebrazione del perenne ritorno della verità. Nei cinque composti (La Resurrezione, Il nome di Maria, Il Natale, La Passione, La Pentecoste), Manzoni rinnova insieme materia e forma: sottrae la sua parola-preghiera all'usura della letterarietà, volge le spalle alla linea melodica petrarchesco-tassiana, attiva reminiscenze bibliche e adotta un linguaggio drammatico, sublime e colloquiale a un tempo. Lo stile "petroso" degli Inni, tutto riprese e riecheggiamenti interni, torna nelle odi civili, quasi a stabilire, a livello del suono e del ritmo, un'equazione fra riscatto nazionale e palingenesi religiosa. In Marzo 1821, la sinistra invocazione di un Dio biblico e guerriero è temperata dal tono pensoso e dalla dedica al poeta Th. Körner, caduto per la libertà tedesca. Nel Cinque maggio, la passione politica è riassorbita nella meditazione religiosa: di fronte alla morte di Napoleone, il poeta rinvia ai posteri il giudizio storico e affida all'imperscrutabile misericordia divina il giudizio morale.