Alessandro Manzoni

Le tragedie

Nell'affrontare il genere teatrale, Manzoni sente il bisogno di confutare le riserve sul genere drammatico avanzate da moralisti religiosi o profani d'oltralpe; ne difende la funzione educativa e proclama la libertà dalle "regole" classicistiche (posizioni espresse nel 1820, in francese, nella Lettera a M. Chauvet sull'unità di tempo e di luogo nella tragedia e nella Prefazione al Carmagnola). I temi storici prescelti alludono anche alla situazione contemporanea dell'Italia divisa e soggetta (le guerre fra gli Stati italiani nel Carmagnola, la dominazione straniera nell'Adelchi).

La prima tragedia, Il conte di Carmagnola, è contrassegnata da un pessimismo radicale, che non contempla prospettive provvidenziali. Il Carmagnola, già condottiero dei Visconti di Milano, passa al servizio di Venezia; sbaraglia i milanesi a Maclodio, ma cade in sospetto della Serenissima per la clemenza usata verso i vinti. Richiamato a Venezia con l'inganno, è condannato a morte e l'affronta dopo un travaglio che lo conduce dall'odio al perdono e alla fede. Se il Conte è il martire, il vero personaggio tragico è il senatore Marco, diviso fra l'amicizia per il Carmagnola e l'obbedienza alla ragion di stato.

L'Adelchi è divisa anch'essa in cinque atti e scritta in versi, ma più complessa e corale. Vi si rappresentano gli avvenimenti successivi al ripudio da parte del re dei franchi Carlo Magno della moglie Ermengarda, figlia del re longobardo Desiderio e sorella di Adelchi. Carlo, chiamato in Italia dal papa, sorprende l'esercito nemico e lo vince. Si consumano in rapida progressione il tradimento di molti duchi longobardi, l'agonia dell'innocente e infelice Ermengarda, la catastrofe del regno di Desiderio e la morte sublime di Adelchi. Eroe solitario e puro, Adelchi si batte a oltranza per la sua stirpe "rea", ma alle ragioni della politica oppone le leggi della giustizia e della pietà. Adelchi ed Ermengarda scontano la loro superiore nobiltà d'animo; entrambi si avvicinano all'ora fatale come a un desiderato momento di pace, in cui la sventurata sorte terrestre diventa la condizione del riscatto di fronte al Salvatore.