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òasi

sf. [sec. XIX; dal greco óasis, di origine egiziana].

1) Area inclusa in territori desertici di vari Paesi caldi nella quale, grazie alla presenza di acqua, la superficie del suolo è ricoperta stabilmente dalla vegetazione, ed è possibile l'insediamento dell'uomo. Il termine, che in origine si riferiva unicamente alle macchie isolate di vegetazione proprie del deserto libico a W del Nilo, attualmente designa qualsiasi zona isolata in mezzo al deserto coperta di vegetazione sia spontanea sia coltivata, comprese quelle ottenute con l'uso di pozzi o altri impianti. La minore o maggiore densità del manto vegetale spontaneo nelle regioni desertiche dipende dalla profondità della falda acquea sotterranea: nelle oasi questa è prossima alla superficie, e spesso la vegetazione è lussureggiante. Le oasi si trovano principalmente nel Sahara, nell'Arabia e in varie altre regioni desertiche dell'Asia centrale. Tipica specie arborea delle oasi africane è la palma da datteri, cui si accompagnano tamerici, pistacchi, olivi, fichi, melograni, ecc. Per lo più le oasi hanno estensione ridotta a poche centinaia di m², ma alcune coprono anche centinaia di km². Molte oasi sono abitate in forma stabile; altre soltanto temporaneamente, da popolazioni nomadi.

2) Per estensione, zona sottoposta a tutela del paesaggio o del patrimonio naturale da parte di enti pubblici (oasi di protezione).

3) Fig., luogo tranquillo e riposante tra la confusione generale; attimo di pausa, di sollievo, di evasione e simile: dopo la caotica città, il paesino si presentava come un'oasi di pace.

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