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Ševardnadze, Eduard Ambrosevič

uomo politico georgiano (Mamati 1928-Tblisi 2014). Studioso di storia, perfezionatosi all'Accademia di partito di Tbilisi, aderì al PCUS nel 1948 e nel 1961 entrò nell'apparato. Ministro dell'Interno in Georgia dal 1965, nel 1972 diventò leader del partito di quella repubblica impegnandosi nella lotta alla corruzione e avviando importanti esperimenti riformatori. Membro effettivo del Politburo dell'URSS, con M. Gorbačëv (1985) venne chiamato a sostituire A. Gromyko alla guida della politica estera sovietica. Apprezzato negoziatore in campo internazionale, strenuo difensore del riformismo gorbačëviano, Ševardnadze si distaccò dal presidente sovietico nel dicembre 1990 paventando il timore di un golpe e accusando Gorbačëv di non combattere adeguatamente i conservatori. Nella fase finale del regime sovietico, caratterizzata dall'aspro scontro tra Gorbačëv e B. Elcin, la posizione di Ševardnadze rimase sostanzialmente defilata. Divenuta la Georgia Stato sovrano in seguito alla dissoluzione dell'URSS, Ševardnadze accettò (marzo 1992) l'incarico di presidente provvisorio della giovane repubblica sconvolta dalla guerra civile. Confermato, con voto quasi plebiscitario, alla presidenza della Georgia dalle elezioni tenutesi nell'ottobre dello stesso anno, Ševardnadze si trovava di fronte al difficile compito di guidare un Paese dilaniato da contrasti etnici e politici, culminati nel 1993 nell'offensiva dei separatisti abcasi, giunti a espugnare la città di Suhumi. Ševardnadze tentò quindi un accordo con Elcyn per fermare i separatisti dell'Ossezia e un anno dopo siglò l'adesione alla CSI. Nonostante la stessa Russia non fosse estranea alle spinte secessioniste, Ševardnadze fu costretto (febbraio 1994) a un nuovo patto con Elcyn che, con la concessione di basi militari e il controllo delle frontiere, stabiliva una sorta di protettorato sul suo Paese. Nel settembre 1995 Ševardnadze riuscì a sfuggire a stento a un attentato dinamitardo, probabilmente opera di un gruppo secessionista. Riconfermato presidente dal voto popolare nel 1995, Ševardnadze rilanciò l'economia della Georgia e fermò, almeno temporaneamente, i vari movimenti separatisti. Nel febbraio 1998 subì un ulteriore attentato terroristico, probabilmente provocato per compromettere gli accordi che intercorrevano tra la Georgia e l'Azerbaigian per il transito del petrolio sul territorio georgiano. Ševardnadze dovette affrontare una serie di problemi di ordine sia politico sia economico che gli alienarono le simpatie di parte dell'elettorato. Tuttavia nelle presidenziali dell'aprile 2000 riuscì a essere riconfermato nella sua carica, fino al 2003 anno della Rivoluzione delle Rose.

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