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Gorbačëv, Michail Sergeevič

uomo politico sovietico (Privolnoje, Stavropol, 1931). Studente di legge a Mosca, entrò nella gioventù comunista e successivamente nel PCUS percorrendo le prime tappe della carriera politica a Stavropol della cui regione divenne primo segretario nel 1970. Deputato del Soviet Supremo dal 1970 e dall'anno successivo membro del Comitato Centrale del partito, entrò nel 1978 nella segreteria, dove gli fu affidata la responsabilità dell'agricoltura. Nel 1980 fu cooptato nell'ufficio politico del partito, di cui era membro candidato da un anno, e alla morte di K. Černenko divenne segretario generale del PCUS (1985). Politico abile e raffinato, Gorbačëv rappresentò l'uomo di punta di una generazione insofferente all'immobilismo cui l'URSS fu costretta nell'era brežneviana. Una volta giunto alla più alta responsabilità del Paese, dunque, egli diede vita a un profondo rinnovamento della politica interna ed estera. In una fase che sembrava inevitabilmente segnata dalla corsa al riarmo, Gorbačëv concluse prima con il presidente degli USA R. Reagan e poi con il suo successore G. Bush trattative per una sensibile riduzione degli armamenti. Nel quadro della rinnovata distensione avviò anche il disimpegno militare in Afghanistan che venne completato nei primi mesi del 1989. In politica interna Gorbačëv rilanciò il processo di destalinizzazione, mentre con le parole d'ordine glasnost e perestrojka impresse una svolta radicale che scosse in profondità il Paese e lo stesso PCUS. Questa politica provocò l'apertura di un processo di democratizzazione nell'URSS, le cui ripercussioni, però, avrebbero investito l'intero campo comunista tanto da determinare alla fine degli anni Ottanta un vero e proprio sconvolgimento del panorama politico e geografico dell'Est europeo. Sommando nelle proprie mani oltre alla carica di segretario del PCUS quelle di presidente del Soviet Supremo (1989) e di capo dello Stato (1990), Gorbačëv mise in moto uno dei più grandi rivolgimenti politici della storia del sec. XX, ottenendo vasti consensi internazionali e l'attribuzione del premio Nobel per la pace nel 1990. Sulla sua strada si frapponevano forti ostacoli: il risveglio nazionalistico nelle repubbliche sovietiche, le immense difficoltà economiche, le diffidenze degli ambienti più progressisti, le fortissime resistenze di alcune sacche conservatrici dell'apparato. Proprio queste ultime misero in atto (19-22 agosto 1991) un estremo tentativo reazionario, arrestando Gorbačëv e proclamando lo stato d'emergenza. La fermezza del leader sovietico e, soprattutto, la mobilitazione popolare guidata dal presidente della Repubblica Russa B. N. Elcin impedirono il successo dei golpisti. Quest'avvenimento, però, segnò una svolta irreversibile: Gorbačëv si dimise da segretario del PCUS, che venne sciolto, mentre si accelerò il processo di indipendenza di alcune repubbliche, a partire da quelle baltiche. La sua figura di capo dello Stato, obiettivamente indebolita dal golpe e dall'emergere del ruolo di Elcin e della sua Repubblica, si andò via via esaurendo parallelamente allo sfaldarsi della vecchia URSS. Con l'accordo di Alma-Ata (21 dicembre 1991) e la costituzione di una nuova Comunità di Repubbliche indipendenti e sovrane, Gorbačëv fu esautorato e il 25 dello stesso mese si dimise da presidente. Anche se spogliato da qualsiasi ruolo istituzionale, Gorbačëv non uscì definitivamente dalla scena politica. In particolare, attraverso una fondazione da lui costituita, mantenne una serie di contatti internazionali, alimentati anche da viaggi e conferenze in tutto il mondo. Sul piano interno egli manifestava in più occasioni, con molta compostezza, il suo dissenso verso le scelte della nuova stella politica russa, Elcin, in particolare sul conflitto con il Parlamento e sulla crisi cecena. Si trattava di un ruolo sempre più marginale e, nonostante il tumultuoso e contraddittorio rinnovamento politico ed economico della Russia dimostrasse alla fine la fondatezza dei timori di Gorbačëv, egli si ritrovava a rappresentare una sorta di profeta disarmato, incapace a far giungere il suo messaggio di moderazione in una fase di forte inasprimento del confronto politico russo. Particolarmente emblematici furono i risultati delle elezioni presidenziali nel 1996, quando al primo turno i più votati erano proprio Elcin e il comunista Zyuganov, mentre Gorbačëv raccoglieva solo lo 0,5% dei suffragi.

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