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Abrām o Abramo

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(nobile da parte del padre; poi: Abrāhām, padre di molte genti). Patriarca biblico, antenato degli eponimi delle dodici tribù di Israele (sec. XX o, più probabilmente, XVII a. C.).

La vita

Originario di Ur dei Caldei, secondo una tradizione che manca però di prove storiche, si trasferì nella regione di Harran (alta Mesopotamia) e poi nel Paese di Canaan. Dio (nella figura di el-Chadday) gli concesse un figlio (Isacco) in età avanzata, e ne mise poi alla prova la fede e l'obbedienza ordinandogli di sacrificarlo in suo onore. Come premio gli promise che i suoi discendenti avrebbero formato una grande nazione e che avrebbero posseduto tutta la terra di Canaan: questa promessa ebbe un grande significato nella sistemazione teologica della storia d'Israele: la conquista della Palestina da parte delle dodici tribù è infatti considera l'adempimento dell'antica promessa divina. Diversi elementi (onomastici, geografici e religiosi) pongono il viaggio di Abrām in relazione con il flusso migratorio di semiti orientali (Amorrei), descritto dai testi rinvenuti a Mari. Anche particolari costumi del periodo di Abrām e dei patriarchi e poi sconosciuti a Israele trovano conferma nei documenti trovati a Nuzi, città urrita. Si tratta quindi di elementi etnici e sociali molto diffusi nella Mesopotamia occidentale e nella Siria orientale, nella prima metà del II millennio a. C. La religione di Abrām era probabilmente la stessa dei nomadi della Mesopotamia settentrionale: la divinità seguiva i nomadi nei loro spostamenti e assumeva il nome del capo (per esempio, Dio di Abrām; Parente di Isacco; Toro di Giacobbe). Tutti gli attributi che la Bibbia conferisce ad Abrām non si riferiscono solo all'uomo in sé, per l'eccezionalità delle sue azioni e l'esemplarità della vita, ma si estendono all'elezione divina, alla chiamata, alle prove continue, al ripudio e al trionfo finale d'Israele. Per questi motivi la critica acattolica – e in particolare la teoria documentaria Wellhausen – sostiene che la narrazione della vita di Abrām nella Genesi sia stata elaborata più tardi. Tardiva è anche la venerazione dei Giudei per Abrām quale padre di Israele. Nel Vangelo Gesù riconosce i privilegi dei figli di Abrām (Luca 19, 9) ma condanna ogni presunzione esclusivistica. Per San Paolo la promessa fatta ad Abrām: “Tutte le genti della Terra saranno benedette nella tua progenie” (Genesi, 12, 3; 22, 18) si adempie pienamente in Cristo (Gal. 3, 14; Rom. 4, 3) e Abrām diventa quindi “il padre di tutti i credenti”.

L'iconografia

Sin dalla più antica raffigurazione rimastaci (sinagoga di Dura Europos, sec. III d. C.) Abrām appare come un vecchio canuto avente per attributo il coltello del sacrificio di Isacco: questo episodio, tra i più rappresentati in ogni epoca (dal sarcofago di Giunio Basso, sec. IV, Grotte Vaticane, alle sculture romaniche spagnole di León e Jaca), ritorna con frequenza nell'arte rinascimentale e barocca (formelle di Brunelleschi e Ghiberti, Firenze, Bargello; I. della Quercia, Bologna, S. Petronio; A. del Sarto, musei di Dresda e Madrid; Tiziano, Venezia, La Salute; Rubens, Parigi, Louvre; Rembrandt, musei di Monaco e San Pietroburgo). Ricorrenti in mosaici paleocristiani (Roma, S. Maria Maggiore; Ravenna, S. Vitale) e in sculture gotiche francesi (Chartres, Amiens) i temi dell'Incontro con Melchisedec e dell'Accoglienza dei tre Angeli in veste di pellegrini. Quest'ultimo ispirò, in periodo rinascimentale, Ghiberti (Firenze, Battistero) e Raffaello (Logge Vaticane) e in epoca barocca Murillo (Museo di Ottawa) e Tiepolo (Madrid, Prado).

Bibliografia

A. Parrot, Abrahām et son temps, Neuchâtel-Parigi, 1962; R. de Vaux, I patriarchi ebrei e la storia, Brescia, 1967; C. Mésoniat, A. Moccetti, Il compito di Abramo, Milano, 1988.

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