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Aktionismus

(conosciuto anche come Wiener Aktionismus), scuola viennese attorno alla quale si riunirono negli anni Sessanta del Novecento diversi pittori con l'intento di superare l'arte figurativa attraverso l'azione, concepita come integrazione fra arte e vita. Si proclamò l'inclusione nell'arte di processi reali, insieme al superamento dei tabù tipici della società borghese. I protagonisti dell'Aktionismus (Arnulf Rainer, Hermann Nitsch, Günter Brus, Rudolph Schwarzkogler, Otto Mühl) si considerarono gli eredi di E. Schiele che, per l'incisività delle sue opere, sembrò loro voler mettere a nudo tutta la complessità, a volte angosciosa, dell'esistenza. Le loro “azioni” scandalizzarono provocatoriamente il pubblico, convalidando le intenzioni degli stessi artisti che si proponevano di suscitare nello spettatore un'istintiva, sensuale eccitazione. Per molti aspetti gli aderenti all'Aktionismus si possono ricondurre agli ideatori dell'happening americano, tuttavia, nel primo caso, le azioni non sono unicamente mirate al coinvolgimento degli spettatori, ma anche a innescare un processo autoliberatorio per gli stessi artisti. Degli interpreti dell'Aktionismus, solo Nitsch ha continuato a portare avanti tali idee, approfondendole in vista di un progetto di “teatro mondiale sintetico”. Dalla matrice dell'Aktionismus, così come dalle esperienze statunitensi di happening e body art, prenderà avvio il ritorno alla pittura delle transavanguardie.

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