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Almqvist, Carl Jonas Lowe

scrittore svedese (Stoccolma 1793-Brema 1866). Dopo aver compiuto gli studi universitari a Uppsala, dove aveva acutamente analizzato la filosofia di Schleiermacher, sposò una giovane contadina e si stabilì in un piccolo podere del Värmland per realizzare gli ideali rousseauiani di vita secondo natura. Stanco ben presto della vita agreste, divenne pastore luterano, tornò a Stoccolma, dove fu direttore di una scuola sperimentale (1829) e prese parte alla discussione sulla lingua svedese (con il Manuale di ortografia e la Grammatica svedese). Si dedicò anche al giornalismo di opposizione (su Aftonbladet), ma nel 1851 fu accusato di falso e di tentato avvelenamento di un usuraio e fu costretto a fuggire in America, dove si risposò. Chiuse i suoi giorni sotto falso nome, povero e sconosciuto, in Germania. Autore fecondissimo, Almqvist fu poeta, critico, romanziere e compositore. Nella sua produzione, raccolta nel Libro della rosa selvatica (1832-51), si confondono motivi disparati: misticismo e realismo, satira e idillio, amore per la sua terra e interesse per Paesi esotici, estremo individualismo e avvenirismo collettivista, in cui si fondono influenze contrastanti, da E. Swedenborg a C. Fourier. Tra le sue opere più significative: il romanzo Il gioiello della regina (1834), la novella Araminta May, i racconti La cappella e Il mulino di Skällnora, il dramma romantico Amorina, le poesie Sogni e il racconto Va bene, in cui Almqvist fece una critica dell'istituzione del matrimonio che suscitò molto scalpore.

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