Questo sito contribuisce alla audience di

Rousseau, Jean-Jacques

Guarda l'indice

Biografia e opere

Filosofo e pedagogista svizzero (Ginevra 1712-Ermenonville 1778), fu uno dei massimi esponenti del pensiero europeo del sec. XVIII. Figlio di un orologiaio calvinista, rimase orfano di madre a pochi giorni dalla nascita; non ebbe un'educazione regolare e a dieci anni si trovò privato anche dell'appoggio del padre, costretto a lasciare Ginevra per una lite. Affidato al pastore Lambercier di Bossey, per due anni visse felice, non più esaltato dalle letture dell'Astrée di H. d'Urfé o delle Vite di Plutarco, fatte con il padre, ma educato ai principi religiosi e alle letture morali. Chiamato a Ginevra da uno zio, studiò e in segreto scrisse sermoni e commedie, per passare intanto apprendista prima da un cancelliere, poi da un incisore. Lasciò Ginevra per un banale incidente: uscito una sera di città, al ritorno ne trovò le porte chiuse. Essendo recidivo, per non subire punizioni se ne andò alla ventura, in Savoia, dove cercò aiuto da un parroco che lo indirizzò ad Annecy, da M.me de Warens, una giovane donna appena convertitasi al cattolicesimo, che convinse il giovanetto a fare altrettanto. Il 12 aprile 1728 entrava al convento dello Spirito Santo di Torino, il 21 abiurava e il 23 veniva battezzato. Conversione piuttosto affrettata, che spiega come il filosofo successivamente riabbracciasse il calvinismo. Tornato ad Annecy, Rousseau studiò musica e canto, poi per due anni (1730-31) passò di città in città. Irrequieto ma bisognoso d'affetto, tornò da M.me de Warens. La donna, benché invaghita del suo intendente Claude Anet, s'innamorò del giovane e pochi anni dopo (1736), morto Anet, Rousseau ne prese il posto, vivendo con la de Warens alle Charmettes presso Chambéry. Qui dedicò gran parte del suo tempo allo studio, da cui lo distoglieva solo il timore della malattia: era, infatti, un patofobo, bisognoso di consultare continuamente dei medici. Presto sofferente di calcoli alla vescica, convinto di aver vita breve, giunse a vestirsi all'armena, per nascondere il catetere di cui doveva servirsi, lamentando mali inesistenti e convinto di dover soccombere di un polipo al cuore. Nel 1742, l'anno stesso in cui conobbe Diderot, Fontenelle, Marivaux, Rameau, si vide respingere dall'Accademia delle Scienze di Parigi un nuovo sistema di scrittura musicale. Avvilito, protestò con una Dissertation sur la musique moderne e lasciò Parigi per un breve soggiorno a Venezia, come segretario dell'ambasciatore francese Montaigu, scrivendo intanto Les Muses galantes che fece rappresentare a Parigi nel 1745. Nello stesso anno si legò d'amicizia a Diderot e a Condillac e si unì a Thérèse Levasseur, una stiratrice, piuttosto rozza e ignorante, che gli fu però accanto tutta la vita, anche se non sempre fedele, e alla quale Rousseau immancabilmente tornava dopo le inevitabili delusioni degli aristocratici amori cui amava abbandonarsi. Conobbe M.me d'Épinay, che gli offrì ospitalità in un'incantevole casetta (l'Ermitage) ai confini della foresta di Montmorency nel 1756 e si invaghì poi della cognata di questa, M.me d'Houdedot (grande passione non ricambiata), ciò che fu causa della rottura con la d'Épinay (1757) cui seguì quella con la stessa d'Houdedot nel 1761. Incapace di conservare le amicizie, sia maschili, sia femminili, Rousseau strinse rapporti con numerosi grandi uomini del suo tempo, ma con tutti si guastò. Ruppe con Diderot, col quale aveva aperto la prima polemica del 1757 sul Fils naturel, ruppe con Hume, che nel 1765 lo aveva ospitato in Inghilterra, si guastò con Voltaire, che aveva conosciuto nel 1745, litigò con d'Alembert, col quale aveva stretto amicizia nel 1749, l'anno in cui aveva iniziato a scrivere per l'Encyclopédie la voce “Musica”. Solo Thérèse gli rimase sempre vicina: la sposò il 13 agosto 1768, in una stanza d'albergo a Bourgoin, nel Delfinato, celebrando egli stesso il matrimonio e pronunciando un discorso così elevato e commovente da far piangere il sindaco e un cugino di questo presenti alla cerimonia. Le sue Confessions (Le Confessioni), iniziate nel 1766 e pubblicate postume, sono un documento unico (“Voglio mostrare un uomo in tutta la verità della natura, e quest'uomo sarò io”), rivelano una psicologia straordinaria, un animo sensibile, un pensatore acutissimo. Forse i cinque figli avuti da Thérèse e da lui abbandonati al brefotrofio, come si dice nel libello anonimo Sentiments des citoyens apparso a Ginevra nel 1764, non sono mai esistiti, oggi la critica è propensa a crederlo. La sua attività di pensatore seguì un progresso rigoroso. Nel 1749, dopo un colloquio con Diderot, incarcerato a Vincennes per la Lettre sur les aveugles, affrontò il tema del concorso Si le progrès des sciences et des arts a contribué à corrompre ou à épurer les mœurs bandito dall'Accademia di Digione e lo vinse. In una breve parentesi si occupò di musica e nel 1754 rientrò nella Chiesa di Ginevra, poi risolutamente avversa alle sue teorie sia pedagogiche, sia politiche. Nel 1755 pubblicò, e l'opera uscì prima in Olanda, il Discours sur l'origine et les fondements de l'inegalité parmi les hommes. In questo come nel precedente, al sistema repressivo delle convenzioni sociali e alla rigidità del mondo dell'intelletto e della cultura, caratterizzato dall'oppressione politica e sociale, Rousseau oppone il mondo del sentimento e della natura e l'ideale di un felice e libero stato di natura, quale possibilità ed esigenza propria dell'uomo che cominciò a essere soffocata da colui che per primo recinse un appezzamento di terreno e lo dichiarò sua proprietà, ponendo così le premesse della società civile in cui regnano l'ineguaglianza e la forza; temi che riprese nelle sue opere maggiori: nel Contrat Social (Il contratto sociale) e nell'Émile ou De l'éducation (Emilio o Dell'educazione), pubblicati l'uno nell'aprile, l'altro nel maggio del 1762. Preceduto da Julie ou la nouvelle Héloïse (1756-61; Giulia o la nuova Eloisa), romanzo epistolare, di intento morale, sull'amore infelice di due giovani, e in pari tempo analisi di costumi, dalla Lettre à d'Alembert sur les spectacles (1758; Lettera a d'Alembert sugli spettacoli) e dalle Lettres à Malesherbes, l'Emilio venne dato alle fiamme a Parigi, Rousseau fuggì in Svizzera, ma a Ginevra non solo l'Emilio tornò al rogo, ma venne bruciato in pubblico anche Il contratto sociale. Rousseau, avvilito per la condanna delle sue opere, addolorato per la morte di M.me de Warens, avvenuta un mese dopo (luglio 1762), rifiutò la cittadinanza di Ginevra e rispose al procuratore generale del consiglio di Ginevra con le Lettres de la Montagne (1764), violento attacco alla scioccaggine dei benpensanti. Anche le Lettres furono condannate e contro Rousseau furono aizzati persino gli abitanti di Môtiers-Travers, dove era andato a soggiornare. Non gli restò che fuggire: prima all'isola di Saint-Pierre, poi a Basilea, a Strasburgo e Parigi, e nel 1766 a Londra. Tutto congiurava contro di lui e, già convinto di essere perseguitato, Rousseau divenne preda dell'ossessione. Tornato in Francia nel 1768, si legò d'amicizia con Bernardin de Saint-Pierre e fece l'autocritica, scrivendo Dialogues de Rousseau, juge de Jean Jacques (1771). In realtà si trattava di un'autodifesa che nel 1776 egli volle deporre nel coro di Notre-Dame. Non ci riuscì e andò per le strade a distribuire la sua arringa “À tout français aimant encore la justice et la vérité”. La mania di persecuzione lo abbandonava solo quando si dedicava alla meditazione. Nell'autunno di quell'anno scrisse la prima passeggiata delle Rêveries du promeneur solitaire (Le meditazioni del passeggiatore solitario), serena analisi delle delusioni della sua vita di rivoluzionario delle idee e consegna dei suoi ideali nel grembo della natura. Interruppe la decima meditazione per trasferirsi a Ermenonville, ospite del marchese di Girardin, ripreso dal piacere di erborizzare (1778). Il gusto di scoprire e catalogare durò meno di tre mesi. Colto da malore, morì in poche ore tra le braccia di Thérèse. Due opere sue restano come piloni fondamentali della nuova maniera di educare l'uomo e di formare lo Stato al servizio dei cittadini: l'Emilio e Il contratto sociale.

L'Emilio

L'opera parte dalla tesi che, poiché l'uomo è buono per natura, occorre fin dall'infanzia proteggerlo dalla degenerazione e dalla corruzione che regna nel mondo della cultura e nelle strutture sociali così come attualmente esse esistono. Si tratta insomma di difendere, evitando un'educazione autoritaria e repressiva, “l'uomo naturale” e di impedire che si corrompa trasformandosi del tutto in un uomo artificiale. L'Emilio, della cui “lettura” disciplinare miope e mortificante sono responsabili i pedagogisti (P. Casini), va interpretato alla luce dei rapporti tra pedagogia e politica. La società di ineguali, fondata sul patto iniquo, non può educare correttamente le nuove generazioni. È un compito, questo, che può assolvere solo la società giusta e legittima fondata sulla sovranità popolare. Ma come porre intanto rimedio alla degradazione? È necessario, risponde Rousseau, restaurare nella mente e nel cuore dell'individuo la “natura” e la retta ragione. “Segregare” l'educando dalla comunità è il compito che si impone di fronte alla società perversa. La natura “buona” dell'individuo deve svilupparsi liberamente. Non si tratta quindi di una concezione strettamente pedagogica (educazione “negativa”, “attiva”, “naturale”, ecc.). E infatti la domanda cruciale è questa: chi educherà gli educatori? Come ha osservato P. Casini, per Rousseau la pedagogia non è un problema di tecnica igienica, didattica, psicologica. Essa è anzitutto un problema politico, poiché, dice Rousseau, “tutto dipende radicalmente dalla politica” nella sua intima connessione con la morale e anche con la religione, perché anch'essa nasce e si sviluppa spontaneamente dal sentimento naturale e ancora intatto dell'uomo. Solo il sentimento dunque può fare da tramite fra l'uomo e Dio. Dio quindi non è oggetto di conoscenza intellettuale; egli si rivela attraverso le sue opere e l'uomo ne ha un profondo e ineffabile sentimento, ma il mistero della sua essenza resta, in ultima analisi, impenetrabile: rifiuto quindi dell'ateismo delle correnti materialistiche dell'illuminismo e accettazione di un deismo il cui criterio e fondamento ultimo resta il sentimento.

Lo Stato nuovo nelle teorie de Il contratto sociale

L'ispirazione a suo modo sociologica del pensiero di Rousseau si rivela nel radicalismo con cui il pensatore ginevrino pone la questione dell'eguaglianza e nella sensibilità manifestata verso tutte le condizioni di sofferenza che l'evoluzione sociale produce. In un certo senso, si può sostenere che Rousseau – elaborando la teoria dello “stato di natura” e ponendola a fondamento di un nuovo contratto sociale – anticipi le preoccupazioni della sociologia moderna per la condizione di anomia e di disintegrazione del sistema dei valori che sarebbe propria della società industriale avanzata. Al contratto sociale Rousseau affida il compito di ripristinare relazioni sociali libere e dirette in cui, per esempio, la “volontà generale” sia accettata e vissuta come una sorta di legge di natura. Secondo alcuni critici, Rousseau rappresenterebbe così un precursore dell'anarchismo politico, più che delle teorie socialiste o del liberalismo progressista: la sofferenza ha origine nella perdita d'indipendenza dell'uomo “primitivo”, è il vincolo sociale in quanto tale che ci condanna all'alienazione. Non l'esistenza di istituzioni repressive, bensì quella di una condizione sociale tout court è all'origine dell'infelicità. La civiltà si configura come una società emancipata che stringe gli individui, condannandoli alla dipendenza e all'insicurezza, in una ragnatela di norme, divieti e controlli. Una condizione così lontana dalla natura umana che in La nouvelle Héloïse Rousseau può sostenere che un momento di felicità interiore è un bene più grande di tutto il sapere e il potere che gli uomini possano accumulare. Anche il problema dell'ordine sociale ha per lui una decisa curvatura individualistica. La sua stessa critica della proprietà privata riflette la centralità attribuita alla complessiva condizione di dipendenza e infelicità dell'uomo, più che prefigurare una contestazione del sistema socioeconomico, come nelle dottrine socialiste e comuniste. In questo senso, è un male in sé non solo la diseguaglianza di possesso, ma anche la competizione fondata sull'ostentazione del sapere, del gusto, dell'intelligenza. Al punto che lo stesso sentimento della compassione denuncia il nostro interesse per l'altro solo in quanto riconosciuto come a noi inferiore. Critico dell'alienazione e della stessa civilizzazione, ideologo senza ideologie, Rousseau è un singolare, straordinario e originale pensatore nella cui opera utopia regressiva, intuizioni anticipatorie e sensibilità sociologica cercano un'instabile convivenza.

L'influsso esercitato da Rousseau

Il pensiero di Rousseau venne attaccato e criticato non solo dal potere politico allora vigente e dalla Chiesa, che scorsero in esso un pericolo per le loro istituzioni, ma anche dagli stessi enciclopedisti che considerarono Rousseau, per la sua polemica antirazionalistica e per la sua rivalutazione ed esaltazione del sentimento, un traditore degli ideali dell'illuminismo. Ma ciononostante l'influsso esercitato dall'opera di Rousseau su tutta la cultura occidentale fu, negli ultimi decenni del sec. XVIII e nei primi del sec. XIX, enorme. Il preromanticismo e il romanticismo europei accolsero in sé, e svilupparono facendoli propri, numerosi spunti del suo pensiero. In tutta la pedagogia moderna, a partire da Basedow e da Pestalozzi, sono rinvenibili temi e formulazioni rousseauiane, e in particolare a Rousseau va fatto risalire il rifiuto dell'autoritarismo che caratterizza la maggior parte degli indirizzi pedagogici contemporanei. La filosofia della storia preromantica, romantica e idealistica da Herder a Hegel e oltre, è a sua volta per molti aspetti debitrice a Rousseau.

Rousseau musicologo

Spirito eclettico, Rousseau si interessò anche di musica. Avverso alle regole dell'armonia e del contrappunto, rivalutò anche in questo campo ciò che è naturale, che scaturisce dall'anima, e preferì la musica vocale a quella strumentale, soprattutto quella monodica che riteneva più idonea all'espressione spontanea dei sentimenti. Profondo ammiratore dell'opera italiana (in particolare dell'opera buffa napoletana), partecipò alla Querelle des bouffons con la celebre Lettre sur la musique française (1753) nella quale prese posizione contro la tradizione musicale francese (e in particolare contro Rameau). Compose l'opéra-ballet intitolata Les Muses galantes (1745), che dette inizio alla polemica con Rameau, e l'intermezzo Le devin du village (1752; L'indovino del villaggio), rappresentato davanti alla corte a Fontainebleau e rimasto in repertorio all'Opéra di Parigi fino al 1829. Nella Dissertation sur la musique moderne (1743) propose una notazione numerata per una lettura più semplice e rapida del pentagramma. Pubblicò inoltre un Dictionnaire de musique (1767) che contiene voci scritte per l'Encyclopédie e successivamente rielaborate.

Bibliografia

G. A. Roggerone, Le idee di Jean-Jacques Rousseau, Milano, 1961; J. Guéhenno, Jean-Jacques. Histoire d'une conscience, Parigi, 1962; L. J. Crocker, Jean-Jacques Rousseau, 2 voll., New York, 1968; J. Starobinski, Jean-Jacques Rousseau, la transparence et l'obstacle, Parigi, 1971; J. Moreau, Rousseau, Parigi, 1973; M. Ansart-Dourlen, Dénaturation et violence dans la pensée de Rousseau, Parigi, 1975; A. Philonenko, Jean-Jacques Rousseau et la pensée du malheur, 3 voll. Parigi, 1984; T. Todorov, Frêle bonheur. Essai sur Rousseau, Parigi, 1985; A. Horowitz, Rousseau, Nature and History, Toronto, 1987; Th. M. Kavanagh, Writing the Truth. Authority and Desire in Rousseau, Berkeley, 1987; Ch. Kelly, Rousseau's Exemplary Life [...], New York, 1987; R. Trousson, Rousseau, la Marche à la gloire, Parigi, 1988; N. Behbahani, Paysages rêvés, paysages vécus dans “La Nouvelle Héloïse” de Rosseau, Oxford, 1989; Fr. Imbert, L'“Emile” ou l'interdit de la jouissance, Parigi, 1989; M. Védrine, Les jardins secrets de Rousseau, Chambéry, 1989; P. Casini, Introduzione a Rousseau, Bari, 1991.