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Antigònidi

nome con cui sono noti i re macedoni della dinastia fondata da Antigono Monoftalmo. Occupato stabilmente il governo della Macedonia con Antigono Gonata (276 a. C.), gli Antigonidi lo mantennero fino alla conquista romana (168). Unica monarchia nazionale, fra le grandi monarchie ellenistiche, l'antigonide fu, in apparenza, la più solida. Fondata sul consenso popolare, dotata di un esercito agguerrito, immune a causa della base etnica unitaria del suo popolo da quel dualismo tra conquistatori e conquistati, tra polis (città) e chora (territorio indigeno circostante) che minava gli altri Stati ellenistici, fu tuttavia indebolita dal logorante contrasto con le città e con le leghe greche (specie quelle degli Etoli e degli Achei), sollecitate e appoggiate nella loro lotta dalle altre monarchie ellenistiche rivali (soprattutto Lagidi e Attalidi), cui interessava l'indebolimento della Macedonia, e dalla pressione dei barbari ai confini settentrionali e orientali (Illiri, Dardani, Traci). La monarchia antigonide si mostrò a ogni modo incapace di fondere Greci e Macedoni in uno Stato unitario: la Grecia rimase sostanzialmente un territorio di conquista, presidiato con alcune munitissime basi militari (Calcide, Demetriade, Oreo e Corinto, i ceppi della Grecia); i Romani così, atteggiandosi a protettori e restauratori dell'autonomia delle antiche città elleniche, riuscirono a isolare gli Antigonidi, a farli comparire come esecrabili tiranni e, ottenuta l'alleanza dei Greci, a umiliare la Macedonia, riducendola a una potenza di second'ordine (198 a. C.) e infine ad assoggettarla (168).

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