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Arvali

(latino fratres arvales), i 12 componenti di un sodalizio sacerdotale nell'antica Roma. Il nome deriva da arva (campi) perché alla produzione agricola era rivolto il loro culto; e agraria era la loro insegna: un mazzetto di spighe legato alla testa con una fascia bianca. Gli Arvali rappresentavano tutti i cittadini nell'esercizio delle incombenze sacrali richieste dall'esperienza agraria sul piano religioso; e pertanto li esoneravano dalle incombenze stesse, lasciandoli liberi per le attività profane. Il culto degli Arvali si espletava una volta l'anno, verso la fine di maggio, con cerimonie della durata di tre giorni, parte in Roma e parte in un boschetto sacro a 7 o 8 km dalla città, sulla via Campana (nei pressi dell'odierna Magliana). Le loro esecuzioni erano puntualmente registrate in “atti” incisi sulla pietra, molti dei quali sono stati rinvenuti negli scavi archeologici. Famoso il carmen fratrum Arvalium, che reca la data del 218 d. C. La principale divinità del culto era la dea Dia.

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