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Diòniso

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Mitologia

(greco Diónysos). Dio greco la cui concezione realizzava l'idea di un'evasione dalla condizione umana (donde era detto “Scioglitore”, Lysios o Lyaios). Lui stesso evadeva da questa condizione diventando un dio, pur essendo nato dalla mortale Semele. Dice il mito che Zeus in forme umane si unì a Semele; ma un giorno, quando la donna era già incinta, su richiesta di lei, le si rivelò in tutto il suo splendore e la incenerì; morendo, Semele partorì prematuramente Dioniso che Zeus raccolse e si cucì in una coscia per darlo poi alla luce quando sarebbe venuto il tempo giusto. Il mito di Dioniso, nelle diverse versioni, raccontava poi le peripezie del dio in mezzo agli uomini, fra i quali introdusse istituti civili, subendo le persecuzioni dei re Licurgo e Penteo. Secondo un'altra versione, Dioniso, ancora bambino, venne ucciso, fatto a pezzi e divorato dai Titani; si salvò tuttavia il cuore dal quale nacque un nuovo Dioniso immortale; per questo fatto i Titani vennero inceneriti da Zeus e dalle loro ceneri ebbe vita il genere umano. Questo mito – l'unico mito della tradizione greca sull'origine dell'uomo – offriva agli uomini la prospettiva di una natura divina, per quel tanto di dionisiaco che era stato ingerito dai Titani e schiudeva la prospettiva di una “universale” evasione dalla natura umana. § Le conquiste di Dioniso, nella sua vicenda eroica, sono le conquiste dell'uomo che supera la propria condizione naturale; Dioniso è il dio che realizza il momento critico del passaggio dalla natura alla cultura e il superamento della crisi stessa. I due re che gli si oppongono rappresentano l'ordine cosmico che inchioda l'uomo alla propria condizione. La coincidenza dell'ordine cosmico con l'ordine politico-sociale spiega il fatto che i Greci talvolta considerassero Dioniso come un dio straniero (frigio, tracio e persino egiziano), come se l'essere fuori della nazione greca equivalesse a essere fuori della condizione umana. L'evasione dalla condizione umana si otteneva anche con il raggiungimento di stati psicotici (l'ebbrezza, la mania dionisiaca), interpretati come entusiasmo, ossia come possessione da parte del dio. Accadeva nell'ambito cultuale di Dioniso (nel quale egli assumeva il nome di Bacco), in riti propriamente orgiastici o che comunque trovavano fondamento nell'esperienza dell'ebbrezza causata dal vino: e Dioniso era considerato il dio della vite e del vino. All'orgiasmo e all'ebbrezza dionisiaca alludeva la corte del dio composta di satiri e sileni. Ritualmente tutto ciò era realizzato da gruppi cultuali, detti tiasi, nei quali sembra che agissero soprattutto donne invasate, chiamate menadi.

Culto

Nei culti civici il momento dionisiaco era inteso come una temporanea evasione dalla realtà cosmica subordinata all'ordine di Zeus, in vista della restaurazione solenne dell'ordine stesso. Era anche la rappresentazione e il superamento di una crisi cosmica ricorrente avvertita nella stagione invernale: d'inverno si avevano in Atene le feste di Dioniso o Dionisie, d'inverno gli era dedicato il culto del santuario delfico di Apollo. Nel quadro della vicenda umana il momento dionisiaco, di crisi e superamento, era quello del passaggio all'età adulta: Dioniso è connesso con molti rituali che ricordano i riti d'iniziazione tribale che presso i primitivi segnano, appunto, questo passaggio. Al di fuori dei culti civici, e a volte contro di essi (ossia contro l'ordine costituito che essi rappresentavano), Dioniso polarizzò, quale dio dell'evasione dalla condizione umana, gran parte del misticismo greco: per esempio, nel cosiddetto orfismo, dove l'evasione temporanea e relativa dai culti civici si trasformava in evasione assoluta dal “mondano”, fornendo speranze di una salvezza extramondana.

Iconografia

Innumerevoli sono le raffigurazioni di Dioniso, solo o con il proprio seguito di satiri e menadi o con Arianna, nella ceramografia attica a figure nere e a figure rosse a partire dal sec. VI a. C. (coppa di Exechias, Monaco; cratere François, Firenze). Rappresentazioni plastiche del dio sono offerte da statue marmoree e bronzee (bronzetto di Modena) e da alcuni fregi (Tesoro dei Sifni a Delfi, metope del Partenone, fregio di Pergamo). Numerose testimonianze vengono dall'ambiente romano e in particolare dalle pitture pompeiane (Casa del Citarista). Nelle figurazioni più arcaiche Dioniso è rappresentato con la barba, inghirlandato, con chitone e mantello, spesso con pelle di pantera e tirso. Dalla metà del sec. V a. C. predomina invece il tipo di Dioniso giovanile e imberbe.