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Ben Jelloun, Tahar

scrittore marocchino di lingua francese (Fez 1944). È dotato di una prosa assai elegante, come dimostrano i romanzi Moha le fou, Moha le sage (1978; Moha il folle, Moha il saggio), La prière de l'absent (1981; La preghiera dell'assente), L'écrivain public (1983; Lo scrivano pubblico). I due lavori successivi, L'enfant de sable (1985; Creatura di sabbia) e La nuit sacrée (1987; Notte fatale), premio Goncourt 1987, che trattano il tema dell'ambiguità del reale, lo hanno confermato nel novero dei grandi scrittori; a questi sono poi seguiti Jours de silence à Tanger (1990; Giorni di silenzio a Tangeri), che tratta della figura emblematica del padre, Les yeux baisses (1993, A occhi bassi) e Le premier amour est toujors le dernier (1995; Il primo amore è sempre l'ultimo?). Ben Jelloun è anche poeta (del 1991 è La remontée des cendres (La risalita delle ceneri), poema in 600 versi dedicato alle vittime della guerra del Golfo), autore di teatro e di alcuni saggi sul tema dell'emigrazione. La sua attività giornalistica lo porta anche a confrontarsi con i più scottanti problemi d'attualità del nostro tempo, da quello della corruzione, come in L’homme rompu (1994; Corrotto), a quello del razzismo, come nel libro-dialogo Le racisme expliqué à ma fille (1998; Il razzismo spiegato a mia figlia). Autore marcatamente simbolico e allo stesso tempo realista, Ben Jelloun riesce a fondere questi due diversi aspetti, con una certa incompiutezza di percorso, nel Le miroir des phalènes (1996; Specchio delle falene) e, con una perfetta armonia, ne L'auberge des pauvres (1999; L'albergo dei poveri), libro in cui il ritmo narrativo dal piano reale slitta in una dimensione onirica. Nel romanzo Cette aveuglante absence de lumière (2001; Il libro del buio) la tematica civile si fonde con l'espressività poetica dell'autore che intreccia i fatti più tragici della storia del Marocco. Nel 2003 ha pubblicato Amours sourciers (trad. it. Amori stregati. Passione, amicizia, tradimento) e nel 2004 Dernier Ami (L'ultimo amico) ambientato nel Marocco di inizio Novecento. Nel 2006 ha pubblicato Yemma (trad. it. Mia madre, la mia bambina) e Non capisco il mondo arabo, e nel 2007, è uscito Partir (trad. it. Partire), sul problema dell'immigrazione.

Bibliografia

Ch. Bonn, La littérature algérienne de langue française et ses lectures, Québec, 1974; Ch. Mérad, La littérature algérienne d'expression française, Parigi, 1976; G. Toso-Rodinis, Le rose del deserto: saggi e testimonianze di poesia magrebina contemporanea d'espressione francese, Bologna, 1978.

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