Questo sito contribuisce alla audience di

Hugo, Victor-Marie

Guarda l'indice

Biografia

Poeta e scrittore francese (Besançon 1802-Parigi 1885). Caposcuola del romanticismo francese, sicuramente il maggiore poeta del sec. XIX e forse il più grande che la Francia abbia avuto. Nato dal generale (allora colonnello) Joseph-Léopold-Sigisbert Hugo e da Sophie Trebuchet, Hugo fu nella prima infanzia quasi sempre in viaggio, al seguito delle campagne del padre: in Corsica, all'Elba, poi in Spagna, dove (1811) fu per un anno scolaro del Collegio dei Nobili a Madrid. Dell'infanzia Hugo ricordò sempre con nostalgia il soggiorno parigino alle Feuillantines, un convento dove la madre aveva trovato alloggio, in un momentaneo distacco dal marito, divenuto poi separazione, inevitabile e definitiva per la convivenza di lei con l'amante Lahorie, che per qualche tempo fece da precettore a Victor e ai fratelli Abel ed Eugène. Lì, in quel giardino lussureggiante rievocato negli splendidi versi di Les Rayons et les Ombres, Hugo si innamorò bambino di Adèle Foucher, figlia di amici carissimi, e la sposò, causando forse il definitivo squilibrio psichico del fratello Eugène, anch'egli innamorato della fanciulla. Al fratello il poeta rivolse, quindici anni dopo il giorno delle nozze, e quando ormai il suo matrimonio era fallito per il tradimento della moglie legatasi al carissimo amico Sainte-Beuve, alcuni versi famosi: “O, ne regrette rien sur la haute colline: où tu t'es endormi...”. Dall'infelice matrimonio erano nati cinque figli, tutti teneramente amati, tutti causa di grandi dolori. Il primogenito morì quasi subito. La figlia Léopoldine annegò nella Senna col marito, che vi si buttò disperato per non aver potuto salvarla, e Hugo ne apprese la morte leggendo la notizia in un giornale a Soubise, l'8 settembre 1843, durante una sosta nel viaggio di ritorno dalla Spagna; la figlia Adèle impazzì, il figlio Charles gli morì a quattordici anni e a dodici l'altro figlio François. Unica consolazione: l'amore devoto dell'attrice Juliette Drouet, con cui Hugo si era teneramente legato dal 1833 e che gli perdonò le non rare infedeltà, conservandogli una tale freschezza di sentimento che le dettò tenerissime lettere d'amore, l'ultima delle quali, scritta nel 1883, a cinquant'anni di distanza dal loro primo incontro, si espandeva in un dolce Je t'aime ch'era il credo di tutta la vita consacrata al poeta. Ella gli fu sempre vicina, anche in esilio, dove Hugo aveva con sé la moglie, non più amata, ma in unione di affettuosa amicizia e comprensione per rasserenarla della perdita dei figli, specie della tragica scomparsa di Léopoldine.

L'adesione al Romanticismo

Hugo visse come un personaggio romantico fin dagli anni dell'infanzia. Quel peregrinare da un luogo all'altro aveva colmato i suoi occhi di paesaggi pieni di sole ed eccitato la fantasia al sogno di mondi orientali, ch'egli, d'altra parte, mai conobbe ma che trasfigurò in immagini e personaggi ricreati dal ricordo. A quattordici anni Hugo scrisse su un quaderno “Voglio essere Chateaubriand o niente” e, a diciassette, due sue odi vennero premiate ai Jeux Floraux di Tolosa. Nello stesso anno, in collaborazione col fratello Eugène, studente al liceo Louis-le-Grand, fondò la rivista Le conservateur littéraire. Come il Conservateur di Chateaubriand, come Chateaubriand stesso, Hugo allora era pienamente legittimista in politica come in letteratura. Pochi mesi prima del matrimonio, nel 1822, pubblicò Odes et poésies diverses, dove già appare una vena romantica nata dal preromanticismo di Rousseau, dalle suggestioni di Ossian per la mediazione di Chateaubriand, dall'incanto per le rappresentazioni parigine prima di Schiller, poi di Shakespeare che avevano entusiasmato anche Dumas padre e Vigny. La Restaurazione aveva dato alla generazione della “Giovane Francia” i suoi modelli e Hugo, superando l'invito di Diderot a usare della libertà in ogni genere di espressione artistica, proclamò la necessità della fusione dei generi. Un gusto per il macabro di natura ancora inconsciamente romantica è manifesto nell'orripilante Han d'Islande (1823) anche per l'influsso di Charles Nodier, capo del primo gruppo romantico francese. Ma ben presto nel salotto rosso della sua casa al n. 11 di rue Notre-Dame-des-Champs si riunirono poeti noti e giovani arrabbiati pronti a dar fuoco a ogni cosa pur di affermare le nuove idee. Vigny, Dumas, Sainte-Beuve, Musset, Gautier (il più arrabbiato di tutti), Lamartine, Balzac, Merimée, Nerval, i fratelli Deschamps sconvolsero la vita dei vicini con le loro vivaci discussioni nelle quali sempre trionfava l'indiscusso capo Victor, che non s'avvedeva dell'infelicità della moglie, trascurata, facile preda di un nuovo affetto. Nel 1826 Hugo pubblicò Odes et ballades, l'ultimo tratto di avvicinamento al manifesto romantico che apparve l'anno dopo con la Préface del Cromwell. La poetica del romanticismo vi apparve affermata e Gautier ne fu tanto entusiasta da esclamare che quelle pagine risplendevano come le Tavole della legge. In realtà, benché Hugo avesse proclamato “Guerra alla retorica, tregua alla sintassi!”, retorica e magniloquenza abbondarono non solo nella Préface ma anche in tanta parte della sua opera successiva.

I drammi e i primi romanzi

Per Hugo “la poesia completa è nell'armonia dei contrari” e il dramma doveva comprendere tragedia e commedia e unire tutto ciò che meglio contribuisce a determinare la complessità dell'esistenza. Le idee della Préface furono portate sulla scena con l'Hernani (Ernani o l'onore castigliano) . La Francia letteraria attendeva alla prova il nuovo genio che aveva già scritto Marion Delorme (1829), richiestagli da Taylor, commissario della Comédie-Française, ma che il ministro Martignac aveva vietato, veto rimasto anche dopo la caduta del ministro. Nello stesso 1829 aveva pubblicato Les orientales (Le orientali), liriche traboccanti di luci, di immagini, di colore: l'Europa era allora dominata dal gusto dell'esotico; la guerra greco-turca aveva richiamato l'attenzione generale sui Paesi sud-orientali del continente; Hugo non conosceva la Grecia, ma si sentiva pervaso di civiltà classica (“Sono un latino, amo il sole”), identificò Spagna e Grecia, le unì all'emblema del sole e dell'esotismo, l'una per i ricordi dell'infanzia, l'altra per le reminiscenze culturali e le ispirazioni poetiche. L'attesa per il drammaturgo vietato dalla censura, per il romanziere di Dernier jour d'un condamné à mort (1829; L'ultimo giorno di un condannato a morte) e per il poeta che si era annunciato come una gloria nazionale era enorme. La prima di Hernani (25 febbraio 1830) fu il trionfo della nuova scuola impostata sul furore giovanile dell'intemperante “jeune France” guidata da Gautier. Hugo, ancora pieno di entusiasmo per il successo, cominciò a scrivere Notre-Dame de Paris (Nostra Signora di Parigi). Si alzava all'alba e scriveva senza interrompersi fino a mezzogiorno, dedicando il resto della giornata alla lettura. Conservò sempre queste abitudini tranne che per Les Misérables (I miserabili), opera per la quale scrisse anche di pomeriggio, riservando la sera alla lettura delle bozze (“Non si è mai stampato né si stamperà mai la prima edizione di uno dei miei libri senza che io riveda le bozze”, scriverà all'impaziente editore Lacroix). Notre-Dame nacque in pochi mesi. Hugo consumò una bottiglia d'inchiostro e avrebbe voluto intitolare il suo romanzo “Ciò che vi è in una bottiglia d'inchiostro”. Notre-Dame de Paris è il suo primo grande romanzo, fedele alla teoria romantica. Nella storia dell'amore impossibile di Frollo e di Quasimodo per Esmeralda, tutto converge al simbolo, sullo sfondo di una affascinante Parigi medievale, così come nei Miserabili verrà alla ribalta un rigoglioso affresco della Parigi ottocentesca . La fecondità di Hugo è straordinaria: contemporaneamente a Notre-Dame scrive Les feuilles d'automne (Le foglie d'autunno). Del 1832 è il dramma Le roi s'amuse (Il re si diverte), da cui deriva la trama del Rigoletto di Verdi. Nel 1834 scrive l'Étude sur Mirabeau, Littérature et philosophie melées, il romanzo Claude Gueux. Nel 1835 pubblica il dramma in prosa Angélo e le splendide liriche dei Chants du crepuscule (Canti del crepuscolo), seguite nel 1837 da Les voix intérieures (Le voci interiori), dal dramma Ruy Blas nel 1838 e dalle poesie di Les Rayons et les Ombres (I raggi e le ombre) nel 1840. Un anno dopo, morto il suo acerrimo nemico Nepomuceno Lemercier, che per quattro volte aveva bocciato la sua candidatura, al quinto tentativo Hugo venne finalmente eletto all'Académie. “Totó è accademico!” scrisse Juliette Drouet, orgogliosa del successo dell'amante, un po' satirica e un po' gelosa al pensiero che il nuovo onore avrebbe suscitato nuovi interessi di belle dame intorno al poeta. Nel 1843 l'insuccesso dei Burgraves e il dolore atroce per la perdita di Léopoldine gli soffocarono l'ispirazione.

Le opere dell'esilio

Hugo iniziò a dedicarsi alla politica e nel 1845 venne eletto pari di Francia con decreto firmato da Luigi Filippo. Esitante cominciò una nuova opera, che dapprima intitolò Jean Tréjean, mutato poi in Les misères e infine nei Misérables. Intanto la rivoluzione del febbraio 1848 abolì la dignità di pari e Hugo intensificò la sua attività politica. Un anno dopo era eletto deputato tra i conservatori, ruppe subito col partito dell'ordine per schierarsi coi democratici. Il 17 luglio 1851 pronunciò un violento discorso contro il principe presidente e il suo trasformismo politico. L'11 dicembre 1851, dopo il colpo di Stato del 2 dicembre, travestito da operaio Hugo dovette lasciare la Francia. L'esilio durò fino al 5 settembre 1870, quando i Tedeschi, sconfitto Napoleone III, tenevano Parigi sotto la minaccia delle loro armi. Dopo un breve soggiorno a Bruxelles (che lasciò perché indesiderato) Hugo trovò rifugio a Jersey, che dovette abbandonare nel 1855 per aver sottoscritto un pamphlet di fuorusciti contro la regina Vittoria. Si rifugiò allora a Guernesey, in una villa davanti all'oceano. Juliette alloggiò in una casa vicina. Hugo prese l'abitudine di scrivere in piedi, a un leggio collocato davanti alla finestra, da dove nei giorni limpidi poteva scorgere lontano la costa francese. Il 5 agosto 1852 pubblicò la prima delle tre violente invettive contro Napoleone III: Napoléon le Petit (1852; Napoleone il piccolo). Seguirono Les châtiments (1853; I castighi), satira epica e lirica in sette libri, e l'Histoire d'un crime (1877; Storia di un crimine). La vena polemica aveva ridato nuovo vigore al poeta. In esilio scrisse le opere più alte, come Les contemplations (Le contemplazioni), la più efficace creazione lirica del poeta, e i poemi della Légende des siècles (La leggenda dei secoli; la prima serie è del 1859 mentre dal 1870 al 1877 compose la seconda serie e la serie complementare), dove la tesi dell'“epopea umana” a volte danneggia la chiarezza del canto e della creazione, ma dove la musicalità e la maestosità del verso sono spesso presenti. Alla Légende vanno aggiunte altre opere meno alte, ma pur sempre valide, come Les chansons des rues et des bois (1865; Le canzoni delle strade e dei boschi), i romanzi Les travailleurs de la mer (1866; I lavoratori del mare), L'homme qui rit (1869; L'uomo che ride), Quatre-vingt-treize (1873; Novantatré), il dramma Torquemada (1882), i versi di La fin de Satan (postumo, 1886; La fine di Satana), l'incantevole poema Le tombeau de Théophile Gautier (La tomba di Théophile Gautier) e le prose autobiografiche Choses vues (Cose viste), anch'esse pubblicate postume. In esilio Hugo concluse la sua opera di maggior impegno in prosa, I miserabili, iniziata nel 1845, interrotta nel febbraio del 1848, ripresa nel 1860 e conclusa nel 1862, attuando la sua teoria di mettere “tutto in tutto”.

Le ultime opere

L'arte di Hugo è in realtà l'attuazione della sua tesi fondamentale, fusione di ogni genere nella trasfigurazione di immagini ed emozioni che ritornano con eguale forza nelle liriche, nei drammi, nei romanzi, mentre i personaggi sono incarnazione di un simbolo, di un'idea, di un sentimento. E in ogni opera ritornano motivi autobiografici, spesso dolcissimi, testimonianze della sua sensibilità, come il matrimonio tra Cosette e Marius dei Miserabili, celebrato nel giorno in cui nacque la sua passione per Juliette Drouet. Conclusi I miserabili, dove rifulgono le splendide pagine di Waterloo, soddisfatto del suo romanzo concepito come un impegno d'arte volto a riformare la vita sociale, dopo aver rifiutato l'amnistia politica del 1859 (“Rientrerò a Parigi, quando la libertà vi rientrerà!”) Hugo si occupò anche della propria biografia. Tornato in patria nel 1870, eletto all'Assemblea Nazionale si dimise per la mancata elezione di Garibaldi “colpevole” di non aver voluto rinunciare alla nazionalità italiana. Due anni dopo pubblicò L'année terrible (L'anno terribile). Fatto infine senatore (1874), invecchiò maestosamente, completando, rivedendo e pubblicando ancora opere deliziose come L'art d'être grand-père (1878; L'arte di essere nonno). Sopravvisse a tutte le persone amate. Lirico ispirato, affermò senza sosta la sua missione di guida della Francia e dell'umanità con una nuova superba arte retorica. La patria lo riconobbe come un vate.

Bibliografia

G. Natoli, L'uomo e il poeta Victor Hugo, in Scrittori francesi, Firenze, 1950; A. Maurois, Olympio, ou la vie de Victor Hugo, Parigi, 1954; P. Albouy, La création mythologique chez Victor Hugo, Parigi, 1963; R. Journet, G. Robert, Le mythe du peuple dans les Misérables, Parigi, 1964; P. Albony, Psychanalise de Victor Hugo, Parigi, 1972; J. B. Barrère, La fantasie de Victor Hugo, 3 voll., Parigi, 1972-1973; H. Juin, Victor Hugo, 3 voll., Parigi, 1980-1986; V. Brombert, Victor Hugo e il romanzo visionario, Bologna, 1987; Y. Gohin, Victor Hugo, Parigi, 1987.