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Buonarròti, Filippo il Gióvane

giacobino e cospiratore naturalizzato francese (Pisa 1761-Parigi 1837). Di famiglia aristocratica, studiò legge a Pisa e ben presto abbracciò le idee innovatrici provenienti dalla Francia. Tenuto sotto controllo dalla polizia lorenese, fu costretto nel 1789 a emigrare in Corsica, dove svolse attività politica, ricoprendo anche vari incarichi per conto dell'amministrazione dipartimentale. Ottenuta nel 1793 la cittadinanza francese, ebbe dalla Convenzione numerose missioni, in Francia e in Italia, dove fu anche commissario nazionale dell'ex ducato di Oneglia. Caduto Robespierre, di cui era stato sostenitore, fu arrestato e imprigionato durante la reazione termidoriana. In carcere conobbe il Babeuf, sotto la cui influenza modificò il suo iniziale giacobinismo, aderendo alla concezione di una società fondata sulla comunione dei beni e del lavoro. Il suo apporto al babuvismo fu significativo nel determinare il concetto di classe sociale, di repubblica popolare, opposta alla repubblica borghese, di lotta rivoluzionaria per dare al popolo una forma di governo adeguata al suo sviluppo, di dittatura del proletariato. Come capo dei Sublimi Maestri Perfetti” e dei Sublimi Eletti, sette cospiratrici contro il Direttorio, Buonarroti portò alle estreme conseguenze l'ideologia rivoluzionaria del Babeuf professando una fede comunista secondo i principi degli eguali. Anche nell'altra organizzazione, Il Mondo, egli propose la comunanza dei beni. Importante fu anche l'attività patriottica da lui svolta in Italia. Fondò la setta dei Veri Italiani e negli anni 1831-32 si avvicinò anche alla Giovine Italia, ma il legame non poté continuare per l'avversione del Mazzini al giacobinismo e alla lotta di classe. Notevole fra gli scritti del Buonarroti La congiura per l'eguaglianza o di Babeuf (1829).

Bibliografia

J. Kuipers, Buonarroti et ses sociétés secrètes d'après des documents inédits (1824-1836), Bruxelles, 1960; G. Trevisani, Buonarroti Filippo, in “Enciclopedia del socialismo e del comunismo”, Milano, 1966; A. Saitta, Ricerche storiografiche su Buonarroti e Babeuf, Roma, 1986.

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