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Casalvècchio Sìculo

comune in provincia di Messina (39 km), 420 m s.m., 33,36 km², 1152 ab. (casalvetini), patrono: sant’ Onofrio (seconda domenica di settembre).

Centro situato sul versante sudorientale del monte Sant'Elia, nei Peloritani, nella valle della fiumara d'Agrò. Di origine araba o addirittura prebizantina, nel 1130 è citato come Calabiet. Compreso nel feudo di Savoca fino al 1795, dal 1090 al 1812 appartenne ai vescovi di Messina. § L'abitato, il cui nucleo antico rivela la matrice araba, offre anche begli esempi di architettura rustica siciliana. La chiesa madre di Sant'Onofrio, dalla facciata barocca, custodisce un'Epifania (1626) di G. Camarda, un pregevole altare marmoreo e, nel tesoro, una statua del santo in argento sbalzato e un calice secentesco. § L'economia si basa in parte sull'agricoltura (agrumi, uva da vino, olive e cereali) e sull'allevamento (ovini e bovini), in parte su piccole industrie, operanti nei settori dei materiali da costruzione e della lavorazione del legno. § Sulla riva sinistra della fiumara d'Agrò si erge la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, la più bella chiesa basiliana della regione, ricostruita nel 1172 dal capomastro Gerardo il Franco. È un complesso monumentale piuttosto articolato, importante esempio di architettura normanna. I muri esterni sono caratterizzati da un singolare gioco pittorico determinato dall'alternarsi di pietra lavica e calcarea. L'interno è a tre navate con absidi semicircolari.