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Cavalièri, Bonaventura

matematico italiano (Milano 1598-Bologna 1647). Appartenne all'ordine dei gesuiti; studiò a Pisa con B. Castelli e qui entrò in relazione con G. Galilei, che gli fu amico e maestro. Nel 1629 ottenne la cattedra di matematica a Bologna, incarico che conservò sino alla morte. Si interessò di astronomia, ottica, trigonometria sferica e contribuì a diffondere in Italia il calcolo logaritmico. Ma la sua fama resta legata soprattutto all'opera Geometria indivisibilibus continuorum nova quadam ratione promota (1635) nella quale espose il metodo degli indivisibili sviluppandolo in modo rigoroso e sistematico. Secondo questo metodo linee, piani e solidi sono concepiti come insiemi (congeries) degli infiniti indivisibili che li compongono e cioè rispettivamente punti, linee e piani. La grandezza di un piano o di un solido si ottiene dal confronto tra la congerie dei suoi indivisibili con quella di un altro piano o solido. L'idea centrale del metodo è analoga a quella avanzata da Archimede nella sua Lettera a Eratostene, ignota però agli studiosi del Seicento e riscoperta solo nel 1908. Il metodo di Cavalieri, che consentiva di superare il classico metodo di esaustione, suscitò aspre polemiche a cui lo studioso rispose nell'opera Exercitationes geometricae sex (1647). Esso pone tuttavia Cavalieri tra i precursori del calcolo infinitesimale e influì grandemente sullo sviluppo della geometria.

G. Castelnuovo, Le origini del calcolo infinitesimale nell'era moderna, Milano, 1962; G. Cellini, Gli indivisibili nel pensiero matematico e filosofico di Bonaventura Cavalieri, in “Periodico di Matematiche”, n. 44, 1966; L. Bianchi, Inizio dei tempi. Antichità e novità del mondo da Bonaventura Cavalieri a Newton, Firenze, 1987.