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Cavallòtti, Felice

uomo politico e scrittore italiano (Milano 1842-Roma 1898). Garibaldino nella seconda spedizione Medici (1860), fu presente a molti fatti d'arme da Milazzo al Volturno e nel 1866 si arruolò nuovamente con i volontari di Garibaldi. Ritornato all'attività giornalistica al Secolo, fondò (1867) e diresse il Gazzettino Rosa di Milano rivelandosi acuto polemista. Eletto deputato nel collegio di Corteolona (1873) e riconfermato fino alla morte per ben dieci legislature, sedette sempre all'estrema sinistra divenendone in breve uno dei capi più autorevoli e amati. Avversò aspramente il trasformismo di Depretis e l'autoritarismo di Crispi, mostrò simpatia per il nascente socialismo e non si lasciò mai sfuggire occasione alcuna di denunciare vere o presunte ingiustizie governative con articoli, libelli e violenti discorsi che gli procurarono una lunga serie di processi e duelli; e proprio in un duello con il deputato F. Macola perdette la vita. Oltre che all'azione politica, si dedicò a una vasta produzione letteraria, che per i suoi spiriti libertari gli valse l'epiteto di bardo della democrazia. Ebbe particolare successo con Il cantico dei cantici (1881, in versi martelliani), che subì censure ecclesiastiche, essendo il testo biblico utilizzato per una dichiarazione d'amore. Tra i suoi drammi: I pezzenti (1872) e Alcibiade (1874).

B. Croce, Felice Cavallotti, in “La letteratura della nuova Italia”, vol. II, pagg. 167-177, Bari, 1914; A. Savinio, Narrate, uomini, la vostra storia, Milano, 1942; A. Galante Garrone, Felice Cavallotti, Torino, 1976.

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