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Crispi, Francésco

uomo politico italiano (Ribera, Girgenti, 1818-Napoli 1901). Discendente da una famiglia albanese, stabilitasi da molto tempo in Sicilia, esercitò l'avvocatura a Napoli (1844). Acceso sostenitore del partito antiborbonico, prese parte attiva nell'organizzare l'insurrezione palermitana del 1848, scoppiata la quale divenne membro del governo provvisorio, poi deputato alla Camera dei Comuni, votando per la decadenza della dinastia borbonica e per l'elezione a re di Sicilia del duca di Genova. Fallita la rivolta e costretto all'esilio, si rifugiò in Piemonte (1849-53), a Malta, a Londra, in Francia e ancora a Londra, dove conobbe Mazzini e modificò in senso risolutamente unitario il proprio iniziale programma politico che rivendicava l'autonomismo siciliano. Nel 1859, allo scoppio della II guerra d'indipendenza, si dichiarò contrario alla “guerra regia” ma poco dopo non esitò ad assumersi le principali responsabilità della spedizione dei Mille, facendo opera di convinzione sullo stesso Garibaldi, dopo un viaggio effettuato in Sicilia per fomentarvi la rivolta (luglio-agosto 1859). C. non solo organizzò, ma si occupò anche della conduzione politica della campagna; e se da una parte consigliò a Garibaldi di assumere la dittatura in nome di Vittorio Emanuele II (Proclama di Salemi), dall'altra si oppose più risolutamente di ogni altro alle proposte piemontesi di annessione immediata, sostenendo – anche tra clamorosi contrasti con i moderati – l'assoluta necessità della previa occupazione del Veneto e di Roma. Deputato della sinistra nel nuovo Parlamento italiano (1861), abbandonò presto le posizioni più intransigenti, staccandosi da Mazzini e contribuendo al processo di inserimento della sinistra nella logica dello Stato postrisorgimentale. Alla caduta della destra (1876), fu presidente della Camera (1876-77) e ministro degli Interni del secondo governo Depretis. Costretto alle dimissioni dopo soli tre mesi (1878) perché accusato di bigamia, passò di nuovo all'opposizione. Tuttavia, nel 1887, dopo il disastro di Dogali, accettò di far parte di un nuovo ministero Depretis, cui poco dopo succedette assumendo la presidenza del Consiglio (7 agosto 1887). Ammiratore di Bismarck, C. indirizzò costantemente la sua azione di governo a una politica di prestigio, mostrandosi favorevole al rafforzamento dei legami con la Germania, stabilendo buone relazioni con la Gran Bretagna e manifestando ostilità nei confronti della Francia, successivamente sfociata in una vera e propria guerra doganale che provocò gravissimi danni alla nostra economia. In Africa promosse attivamente l'espansione coloniale, ottenne il protettorato di Obbia (1889), costituì ufficialmente la colonia di Eritrea (1890) e dopo il Trattato di Uccialli (2 maggio 1889) sperò di aver posto una sicura ipoteca sulla futura penetrazione italiana in Abissinia. All'interno si dedicò al rafforzamento dell'apparato statale, attribuendo alla polizia maggiori funzioni di controllo e accentuando il potere dei prefetti sugli enti locali; rese inoltre operante il nuovo codice di diritto penale preparato dallo Zanardelli (1890). Caduto il 31 gennaio 1891 per l'attacco degli stessi moderati di sinistra, insofferenti del suo potere personale, tornò al governo (1893) allo scatenarsi dei primi moti sociali in Sicilia e in Lunigiana e proclamò in tali regioni lo stato d'assedio. Ne seguirono arresti in massa e altre gravi forme di repressione: la libertà di stampa venne limitata e il Partito Socialista fu messo fuori legge. La violenta opposizione scatenata da tali misure lo costrinse alle dimissioni e allo scioglimento anticipato delle Camere (8 maggio 1895), finché le nuove elezioni gli diedero la maggioranza assoluta. Il trionfo fu breve, giacché il disastro militare di Adua (1896), ingigantito dall'ostilità dell'opposizione, vivacissima soprattutto in Lombardia, lo costrinse di nuovo alle dimissioni e segnò la fine della sua carriera politica. Tra i suoi scritti: I Mille (postumo, 1911), Discorsi parlamentari (postumo, 1915).

Bibliografia

G. Ardau, Francesco Crispi, Milano, 1939; P. E. Santangelo, Francesco Crispi, Milano, 1946; A. Vaccari, Crispi, l'Africa e il Mediterraneo, Roma, 1951; F. Fonzi, Crispi e lo “Stato di Milano”, Milano, 1965; M. Grillandi, Crispi, Torino, 1969; G. Falzone, Crispi. Una esperienza irripetibile, Palermo, 1970; S. Romano, Crispi: progetto per una dittatura, Milano, 1973; F. Cammarano, Progresso moderato. Un'opposizione liberale nella svolta dell'Italia crispina, Bologna, 1990.