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Cavallermaggióre

comune in provincia di Cuneo (40 km), 285 m s.m., 51,57 km², 5064 ab. (cavallermaggioresi), patrono: san Giorgio (23 aprile).

Centro situato nella pianura del Po, alla destra del torrente Maira. Compreso nel contado di Auriate, fu feudo nel sec. XI dei marchesi di Susa e, attraverso Bonifacio del Vasto, passò ai Busca (sec. XII), che nel 1213 lo cedettero ai marchesi di Saluzzo. Libero comune dal 1264, nel 1313 divenne possesso degli Acaia e nel 1418 dei Savoia. La cinta muraria fu distrutta una prima volta nel 1536 dai francesi e una seconda volta nel sec. XVII, durante la guerra di successione del Monferrato. Fu proclamata città nel 1863 da Vittorio Emanuele II. § Il santuario della Madonna delle Grazie, fondato in epoca medievale in forme romaniche, ma fortemente rimaneggiato nel sec. XIX, conserva il campanile del sec. XIV e un grande altare marmoreo barocco con un affresco della Madonna (sec. XIV) e un dipinto del Dolce (sec. XVI). Appartengono al sec. XVIII la chiesa di Santa Teresa e quella di Santa Croce e San Bernardino, sede della confraternita dei Battuti Bianchi, progettata da F. Gallo; quest'ultima, che conserva una Crocifissione dipinta nel sec. XVI, ha una movimentata facciata in cotto e l'interno a pianta ellissoidale. Tra gli edifici civili si ricorda il palazzo Garneri (sec. XVI), oggi del Municipio, e la torre civica (1564-81). In località Foresto si trova la barocca chiesa di San Lorenzo e a Motta Gastaldi la chiesetta di San Giovanni, con affreschi dei sec. XV-XVI. § Intensa è l'agricoltura, che produce soprattutto cereali e foraggi. All'allevamento bovino è legata la fiorente attività lattiero-casearia. Sono presenti industrie nei settori dolciario, enologico, dei mangimi, della lavorazione del legno, del mobile, dei serramenti e dei materiali da costruzione.