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Corot, Jean-Baptiste Camille

pittore francese (Parigi 1796-1875). Avviato dapprima al commercio, a ventisei anni ottenne di studiare con i pittori neoclassici Michallon e Bertin, che lo avviarono alla pittura di paesaggio secondo la tradizione ereditata da Poussin. Più che gli insegnamenti dei due maestri, fondamentale fu il viaggio a Roma che Corot compì nel 1825. Durante questo primo soggiorno in Italia, durato tre anni, l'artista fu attratto dagli antichi monumenti e soprattutto dal paesaggio della campagna romana, che egli riprese all'aria aperta (Campagna romana, distrutto; Ponte di Narni, Ottawa, National Gallery of Canada; Il Colosseo visto dai giardini Farnese, Louvre ). Nel 1830 soggiornò a Chartres e ne dipinse la famosa cattedrale (Musée d'Orsay) . Decisivo fu il suo secondo soggiorno italiano (Genova, Toscana, Venezia), iniziato nella primavera del 1834. Nelle opere di questo periodo (Veduta di Firenze da Boboli; Volterra; Veduta di Tivoli, tutte al Louvre) la luminosità, quasi impalpabile pulviscolo, crea un'armonia tonale e nel contempo esalta i valori plastici. L'artista compì vari soggiorni in Normandia, nella Borgogna e nella foresta di Fontainebleau; nel 1843 si recò nuovamente a Roma. Corot conservò sempre per la mitologia quell'interesse che gli veniva dalla sua prima formazione e seppe fondere nella visione “affettuosa” dei suoi paesaggi la presenza di ninfe, pastori e divinità (Omero e i pastori, Saint-Lô, Musée des Beaux-Arts; Una mattina o Danza di ninfe, Parigi, Musée d'Orsay; Bagno di Diana, New York, Metropolitan Museum). Dipinse anche figure , ritenute di poco conto, successivamente considerate tra le più significative, comunque della medesima importanza dei paesaggi (Autoritratto, Italiana seduta, La donna con la perla, al Louvre; Italiana di Albano, Baden, collezione Sidney W. Brown; Ritratto di Abel Osmond, New York, collezione Lewishon). Ottenuto il successo incontrastato dopo il 1850, l'artista intensificò la sua produzione per soddisfare le numerose richieste. Anche negli ultimi anni della sua vita, Corot compì soggiorni in varie località della Francia, dell'Olanda, della Svizzera e dell'Inghilterra, riprendendo in pittura antichi monumenti e vedute di paesaggi (Ponte di Mantes, 1870; Il campanile di Douai, 1871; Interno della cattedrale di Sens, 1874; Louvre) con intatta limpidezza di osservazione e fresca sensibilità per gli effetti vibranti del colore, la cui luce si ritroverà nella tavolozza degli impressionisti. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 8 pp 296-301" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 8 pp 296-301"

G. Bazin, Corot, Parigi, 1942; J. Combe, Peintures de Corot, Parigi, 1944; G. Nicodemi, Corot, Milano, 1944; L. Venturi, Exposition de Corot, Filadelfia, Museum of Art, 1946; E. Moreau-Nelaton, Histoire de Corot et de ses œuvres, 5 voll., Parigi, 1965; J. Leymarie, Corot. Ètude biographique et critique, Ginevra, 1966; P. Iscariotti, Corot, Roma, 1981.

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