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Poussin, Nicolas

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Biografia

Pittore francese (Villers, Normandia, 1594-Roma 1665). Principale interprete del classicismo secentesco e ispiratore di una corrente di pittura storica che giunge fino a David, fu la massima personalità francese del secolo nel campo dell'arte. Avviato alla pittura dapprima presso N. Jouvenet a Rouen, dov'era fuggito (1612) contro la volontà del padre che voleva farne un magistrato, quindi a Parigi presso G. Lallemand, integrò lo studio dei manieristi di Fontainebleau e di Raffaello e della sua scuola (a lui noti attraverso incisioni) con molteplicità di interessi che lo indussero ad approfondire la prospettiva, l'anatomia, l'architettura e che rivelano, fin dagli esordi della sua attività, la natura colta e intellettuale dell'ispirazione di tutta la sua opera . Sebbene a Parigi si fosse segnalato all'attenzione di alcuni potenti personaggi ricevendone importanti commissioni, e tra costoro il cavalier Marino che gli fece eseguire una serie di disegni (Windsor, Royal Library, e Budapest, Museo), nel 1624 partì per l'Italia raggiungendo Roma dopo una breve sosta a Venezia, dove si accostò alla problematica del colore neoveneto, e a Bologna, dove conobbe il rinnovato classicismo dell'Accademia carraccesca e del Reni, di cui condivise i programmi.

Opere

Il gusto barocco che andava maturando nella Roma di quegli anni, unito all'esperienza del cromatismo tizianesco, lo indusse a un pittoricismo che avvicina le opere del primo periodo romano (due Baccanali di putti, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini; Morte di Germanico, 1627, Minneapolis, Institut of Arts; Martirio di S. Erasmo, Roma, Pinacoteca Vaticana) a quelle di Pietro da Cortona e di Lanfranco. Il decennio tra il 1630 e il 1640 segnò il definitivo abbandono di ogni tendenza barocca per una rimeditazione sulle forme classiche (Regno di Flora, 1630-31, Dresda, Gemäldegalerie) , dalla quale riaffiorano elementi di una cultura non soltanto figurativa, che va dal Primaticcio a Raffaello e a Giulio Romano, da Tiziano a Domenichino; si vennero precisando in questo ambito l'elaborazione di schemi compositivi simmetrici e lineari, la ricerca di razionale chiarezza e di archeologica precisione che fanno della sua opera il “monumento” del classicismo in pittura (Venere mostra le armi a Enea, Rouen, Musée des Beaux-Arts; Ratto delle Sabine, Parigi, Louvre, e New York, Metropolitan Museum). Nella polemica avviata in seno all'Accademia di San Luca da Pietro da Cortona sulla preminenza del colore o del disegno nella pittura, Poussin si pronunciava così in favore del secondo con un gruppo di opere quasi programmatiche. Anche i soggetti sacri del ciclo dei Sette Sacramenti (1636-40, Belvoir Castle, collezione Grantham, duca di Rutland; una tela è alla National Gallery di Washington), commessogli da Cassiano del Pozzo, conservano un'intonazione di “archeologica” classicità. Richiamato nel 1640 a Parigi, dove la sua fama era ormai grandissima e dove fu oberato dalle commissioni ufficiali, ne ripartì nel 1642 lasciando incompiuta la decorazione della Grande Galerie del Louvre. La predilezione per i quadri da cavalletto, nei quali Poussin più facilmente esprimeva un'ispirazione intima e meditativa, è confermata dal suo disinteresse per la grande decorazione ufficiale e dal ritorno a composizioni sempre più “pensate” e personali quali il Compianto sul Cristo morto (Monaco, Alte Pinakothek) e la serie dei Sette Sacramenti destinata al signor de Chantelou (1644-48, Edimburgo, National Gallery of Scotland). Cultura e poesia trovano un mirabile equilibrio nelle moltissime opere successive al ritorno da Parigi a Roma (L'Adultera, 1653, Parigi, Louvre; Annunciazione, 1657, Londra, National Gallery). Cresceva intanto in Poussin, forse sull'esempio del cognato Dughet, l'interesse per la natura panica e misteriosa descritta dall'artista nei mirabili paesaggi che caratterizzano la fase estrema della sua attività (Paesaggio con Polifemo, San Pietroburgo, Ermitage; Paesaggio con uomo ucciso da un serpente, Londra, National Gallery) fino alle Quattro Stagioni (Parigi, Louvre), considerate il capolavoro dell'artista.

Bibliografia

G. Wildenstein, Poussin et ses gravurs au XVIIe siècle, Parigi, 1957; R. H. Wilinski, Poussin, Londra, 1958; A. Chastel, Actes du Colloque International Nicolas Poussin, Parigi, 1960; G. Kauffmann, Poussin Studien, Berlino, 1960; J. Thuillier, L'Année Poussin, Art de France, I, 1961; W. Friedländer, Nicolas Poussin, Parigi, 1965; A. Blunt, The Painting of Nicolas Poussin, a Critical Catalogue, Londra, 1966; R. Roli, Nicolas Poussin, Milano, 1966; J. Thuillier, L'opera completa di Poussin, Milano, 1974; A. Merot, Nicolas Poussin, Milano, 1990.