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De Gàsperi, Alcide

statista italiano (Pieve Tesino 1881-Sella Val Sugana 1954). Studente universitario a Vienna, dove si laureò in filosofia nel 1905, si formò nel clima politico del cristianesimo sociale, proprio del mondo germanico, alieno dalle diffidenze verso gli istituti democratici dello Stato e le istanze di rivincita nei confronti della classe dirigente tipiche del movimento cattolico italiano provato dalla “questione romana”. Consigliere comunale a Trento (1909), deputato del Parlamento austriaco (1911), deputato alla Camera nelle liste del Partito Popolare Italiano nel 1921, quindi segretario (1924) dello stesso partito, fu intransigente oppositore della dittatura fascista, aventiniano, e per questo perseguitato dal regime che gli fece scontare, tra il 1927 e il 1928, sedici mesi di prigione. Dal 1929 fu accolto in Vaticano, impiegato come bibliotecario, dove ebbe modo di attendere alla stesura di alcuni saggi raccolti in Studi e appelli della lunga vigilia (1946). Rappresentante della DC nel CLN, entrò come ministro senza portafoglio nel primo gabinetto Bonomi; nel secondo gabinetto Bonomi e nel ministero Parri ebbe la guida del dicastero degli Esteri. Tale carica lo fece protagonista della drammatica fase di passaggio di poteri dal governo militare al governo nazionale con la preoccupazione di ottenere dagli Alleati un trattato di pace che non considerasse semplicemente l'Italia un Paese vinto di cui poter disporre senza ascoltarne le esigenze. Nel dicembre 1945 divenne presidente del Consiglio, carica che conserverà in otto dicasteri consecutivi fino al 1953, guidando la ricostruzione materiale e spirituale del Paese. Una volta definita la vocazione centrista del suo partito, De Gasperi, che fino al 1947 si era avvalso dell'appoggio delle sinistre, dopo il successo delle elezioni del 1948, con l'alleanza dei partiti minori di centro (più avanti anche con i monarchici) avviò il Paese sulla strada d'un cauto, insistito riformismo. Sul piano internazionale De Gasperi operò per inserire l'Italia nello schieramento atlantico, accentuando negli ultimi anni l'impegno europeistico e diventando, alla fondazione della CECA, il primo presidente dell'Assemblea (1953). Dopo il fallito tentativo di rafforzare l'esecutivo attraverso il meccanismo della legge maggioritaria, De Gasperi lasciò la presidenza del Consiglio dei Ministri nel luglio 1953 per passare alla guida del suo partito. Al Congresso di Napoli del 1954 lo statista pronunciò il suo ultimo discorso, considerato come testamento politico.

Bibliografia

D. Benedetti, De Gasperi politico e statista, Roma, 1949; G. Andreotti, De Gasperi e il suo tempo, Milano, 1956; P. Togliatti, L'opera di Alcide De Gasperi, Firenze, 1958; P. Ottone, De Gasperi, Milano, 1968; P. Hamel, Partecipazione e democrazia in Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi, Caltanissetta, 1989.

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