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antifascismo

sm. [anti-2+fascismo]. Atteggiamento di opposizione ideologica e politica nei confronti del fascismo, dalle sue prime manifestazioni come movimento politico al suo progressivo affermarsi come regime. L'antifascismo come opposizione personale (spontaneismo) alimentò le forze (movimenti politici e lotta di classe) che organizzarono, in Italia e all'estero, una fattiva resistenza alla dittatura mussoliniana. Manifestatosi subito dopo la prima guerra mondiale come atteggiamento di opposizione al nazionalismo e all'esaltazione della guerra vittoriosa, componenti del nascente movimento fascista, si identificò alle origini con l'atteggiamento del PSI, fermo nella rigida pregiudiziale pacifista. Più tardi, quando Mussolini tramite le sue squadre di azione agì contro gli istituti e gli organismi edificati a difesa delle classi lavoratrici, l'antifascismo socialista non seppe però tradursi in azione concreta, così come quello di tutta la sinistra italiana, che, sia pure con motivazioni diverse, si chiuse in un dannoso attendismo. Anche la CGL fu condizionata dalla fiducia dei suoi capi di poter continuare a operare sul piano rivendicativo anche col fascismo al governo. Quando, premuta dalle violenze squadriste contro i suoi aderenti, si decise a scendere in campo unita alle altre centrali sindacali, la sua azione fu inadeguata alle esigenze del momento. Il Partito Popolare Italiano d'altra parte, che per i valori di democrazia di cui appariva interprete si poneva in antitesi al fascismo, non seppe assumere una ferma linea antifascista; gli esponenti dell'ala di destra, partecipi degli interessi della grossa borghesia (in questo l'interclassismo fu causa di debolezza del partito), aderirono, dopo la marcia su Roma, al primo gabinetto Mussolini. Privato del suo fondatore, don L. Sturzo, allontanato per intervento della Santa Sede desiderosa di eliminare ogni attrito con Mussolini, il PPI scomparve, come forza antifascista, nel generale naufragio dell'Aventino. Alla fine del 1924 don Sturzo prendeva la via dell'esilio seguito, nel giugno 1925, dal direttore del Popolo G. Donati. Il mondo politico liberale, rimasto nell'illusione di costituzionalizzare il fascismo inserendolo nell'apparato statale, solo dopo il delitto Matteotti fu spinto a scindere le proprie responsabilità dal ministero Mussolini. La secessione dell'Aventino che seguì agli avvenimenti del 1924 fu l'ultimo tentativo “regolare” di protesta operato dai deputati democratici. L'uccisione di G. Amendola, la sorte toccata a P. Gobetti e le persecuzioni subite dai deputati secessionisti dichiarati decaduti dallo stesso Mussolini nel novembre del 1926 confermarono l'impossibilità di un'opposizione che non fosse clandestina. Accanto all'antifascismo dei partiti si erano frattanto sviluppate, in alcuni circoli intellettuali, solide forme di reazione al nascente regime manifestate attraverso la pubblicazione di riviste, quali La rivoluzione liberale, Non mollare!, Il Caffè, Quarto Stato, Pietre. Profondo significato etico-politico aveva avuto il manifesto degli intellettuali, redatto da B. Croce (1925), che pure in un primo tempo aveva accordato fiducia al fascismo: in esso si riaffermava il valore dei principi liberali e democratici, negati dalla cultura fascistizzata. Nel 1926 il processo di Savona offriva a uomini come Rosselli e Parri l'occasione di diffondere gli ideali antifascisti. Frattanto però le leggi eccezionali del 1926 ponevano violentemente fine a ogni forma di antifascismo disarticolato, avviando gli oppositori verso sistemi più organizzati di lotta al totalitarismo, che metteranno capo al movimento della Resistenza. § Il termine è passato poi a indicare anche un atteggiamento, collegato agli ideali della Resistenza, di opposizione ai tentativi di riaffermazione di ideologie di marca fascista.

Bibliografia

Nuovi Quaderni di Giustizia e Libertà, Milano, 1945; A. Garosci, Storia dei fuorusciti, Bari, 1953; La resistenza al fascismo. Scritti e testimonianze, a cura di M. Milan e F. Vighi, Milano, 1955; L. Valiani, Dall'antifascismo alla Resistenza, Milano, 1959; G. Amendola, La democrazia italiana contro il fascismo, Milano-Napoli, 1960; P. Alatri, L'antifascismo italiano, 2 voll., Roma, 1961; R. Zangrandi, Il lungo viaggio attraverso il fascismo, Milano, 1962; A. Dal Pont, A. Leonetti, M. Massara, Giornali fuori legge, Roma, 1964; C. F. Delzell, I nemici di Mussolini, Torino, 1966; Autori Vari, I comunisti di fronte al plebiscito fascista, Milano, 1967; G. Amendola, Comunismo, antifascismo e resistenza, Roma, 1967; N. Tranfaglia, Carlo Rosselli dall'interventismo a Giustizia e Libertà, Bari, 1968; Autori Vari, Il fascismo e i partiti politici italiani, Bologna, 1968; A. Aquarone, Fascismo e antifascismo nella storiografia italiana, Roma, 1988.