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Gassendi, Pierre

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Biografia e opere

Filosofo e astronomo francese (Champtercier 1592-Parigi 1655). Prevosto a Digne, conservò per tutta la vita lo stato ecclesiastico; fu intimo amico di M. Mersenne, ma si legò anche ai più noti pensatori libertini di Parigi, dove visse per un certo tempo, a più riprese. La sua prima opera, le Exercitationes paradoxicae adversus Aristoteleos (1624; Esercitazioni in forma di paradossi contro gli aristotelici), riprende, senza particolare originalità, le critiche dell'aristotelismo formulate da Vives, Ramo e Charron. Gassendi credette di trovare nel pensiero epicureo la conciliazione tra le esigenze della nuova scienza e le critiche antidogmatiche degli scettici libertini, senza mettere in forse la verità del cristianesimo, asserendo anzi che la filosofia epicurea era in grado di difenderla e sostenerla ben più validamente delle filosofie aristoteliche e platoniche, a cui si era fino ad allora appoggiata. Approfondì queste ricerche principalmente nel Syntagma philosophiae Epicuri (1649; Compendio della filosofia di Epicuro) e nelle Obiezioni pubblicate (1642) in appendice alle Meditazioni metafisiche di Cartesio, poi ampliate in Disquisitio metaphysica seu Dubitationes et Instantiae adversus Cartesii metaphysicam (1644). Fra le altre opere, si ricorda Epistolica dissertatio, in qua praecipua principia philosophiae Fluddi deteguntur (1630).

Il pensiero filosofico e scientifico

Nel Syntagma e nelle Obiezioni, Gassendi insiste nel tentativo di utilizzare una filosofia tradizionalmente definita materialistica e atea a sostegno delle verità cristiane: in questa posizione egli sembra volersi avvalere della tesi della doppia verità, l'una sostanzialmente ortodossa, buona per il volgo, l'altra scettica e tendenzialmente agnostica, limitata all'ambiente dei filosofi e più rispondente alla verità; o forse egli tentava di sostituire alle Somme fondate sull'aristotelismo e sul platonismo una Somma epicureo-cristiana, esprimente uno spiritualismo conciliato con l'esperienza. Ma una terza ipotesi pare più persuasiva: Gassendi riprende lo sforzo dell'umanesimo di riscoprire la verità della storia passata; trova che aristotelismo e platonismo non resistono alle critiche della nuova scienza, mentre l'epicureismo è in grado non solo di soddisfare le istanze scientifiche, ma anche non meno conciliabile con le verità cristiane. Certo, questo itinerario conduce Gassendi da un lato a correggere l'epicureismo, ammettendo un ordine del mondo e un finalismo nella natura; dall'altro a interpretare il cristianesimo insistendo sulla sua “ragionevolezza” ed eliminando i concetti di peccato, di terribilità di Dio, ecc. Gassendi sostiene, come gli epicurei, che il piacere è in sé bene e che i singolibeni sono voluti solo in vista del piacere: anche la virtù vale come mezzo indispensabile alla conquista della felicità. Perciò Gassendi critica, come i libertini, l'innaturale e ipocrita rigorismo delle etiche del sacrificio e della sofferenza. Per Gassendi tutto ciò non ha nulla a che fare col cristianesimo, che è rispettoso della natura umana e ha insita in sé la ricerca della felicità. Come astronomo è ricordato per i suoi studi sui satelliti di Giove e per aver osservato nel 1631 il transito di Mercurio sul Sole, già previsto nel 1629 da Keplero. Sono noti anche i suoi studi sul suono, di cui misurò la velocità di propagazione.

Bibliografia

Autori Vari, Tricentenaire de Pierre Gassendi: Atti del Congresso di Digne, Parigi, 1957; O. R. Bloch, La philosophie de Gassendi, Parigi, 1971; A. Alberti, Sensazione e realtà. Epicuro e Gassendi, Firenze, 1988.