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platonismo

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Definizione

sm. [sec. XVIII; dal filosofo Platone]. Indirizzo filosofico sviluppatosi sulla linea del pensiero di Platone e arricchitosi nel corso dei secoli di nuove istanze filosofiche, religiose e culturali. Per estensione, atteggiamento mentale o pratico più o meno direttamente influenzato dalle dottrine platoniche.

Il pensiero antico

Linee costanti del platonismo sono: la distinzione fra mondo sensibile e mondo intelligibile e la loro dualità sul piano metafisico; la metafisica del trascendente con esclusione della fenomenicità; l'identificazione della realtà con l'Idea e la conseguente oggettivizzazione della spiritualità; l'esaltazione dell'intuizione intellettiva come conoscenza perfetta; quindi, la massima valutazione del pensiero puro e la svalutazione dell'esperienza (e delle scienze empiriche a essa connesse); l'innatismo delle idee. Diretta erede del pensiero platonico fu la I Accademia, ma già in essa la teoria delle idee si polarizzò intorno al pitagorismo; il fenomeno divenne macroscopico al punto che la IV e V Accademia presentavano ormai rilevanti deviazioni dal pensiero del maestro. Si chiude così il platonismo antico e si apre il periodo medio con l'aspirazione a rinnovare il platonismo: ne furono artefici Attico, Arpocrazione e Calvisio Tauro, ma non salvarono il platonismo dalle suggestioni stoiche né da quelle religiose: qui anzi i motivi già presenti in Platone, ma vigilati entro la custodia del razionale, perdono il loro vigore razionale e spaziano liberi per i campi della religiosità irrazionale. Lo spirito religioso, che spira in tutta la concezione platonica, non incontrò nessun ostacolo a essere accettato dal cristianesimo, che nella filosofia di Platone trovava già netta la rottura tra mondo delle Idee e mondo sensibile, assimilabile alla propria visione della rinuncia alle cose di questo mondo nella prospettiva di una realtà ultraterrena.

Il pensiero cristiano

Con pari ardore il cristianesimo accettava e faceva proprio il carattere transeunte del corpo e l'eternità dello spirito. Il mito dell'anima raffigurata come un auriga che guida una biga tirata da due cavalli, l'uno pieno di nobili impulsi (anima irascibile), l'altro proclive ai più bassi istinti (anima concupiscibile), sarà largamente sfruttato dagli scrittori ecclesiastici per riprodurre la lotta fra l'anima spirituale e il corpo terreno nell'uomo. Al platonismo attingeranno largamente Sant'Agostino, San Bonaventura, nonché molti altri autori minori: nel corso di questa assimilazione i termini cambieranno, ma immutata rimarrà la sostanza del loro significato: il mondo sensibile e il mondo intelligibile di Platone diventeranno nel cristianesimo la natura e il soprannaturale e soprattutto rimarrà la loro netta distinzione; immutato resterà anche il concetto di Bene soprasensibile come fine ultimo degli esseri.

Dal Rinascimento al Novecento

Spunti platonici si ritrovano nel Rinascimento: Marsilio Ficino ripercorre la via di Platone e dei platonici e con lui sarà l'Accademia fiorentina, sostanziata dal pensiero di G. Gemisto Pletone, assertore di un sincretismo nel quale prevalgono le dottrine platoniche e neoplatoniche, mentre il Ficino tenterà una perfetta conciliazione tra filosofia classica e religione cristiana, proponendola quale modello del suo tempo. Uguale scopo perseguirà Giovanni Pico della Mirandola, riconoscendo però al problema dell'uomo una posizione più centrale, nello spirito più genuino del nuovo Umanesimo. In epoca moderna il platonismo è presente nella ricerca di Cartesio volta alla scoperta del metodo, della verità trascendentale, della sostanzialità dell'anima intellettiva, ecc. Nel Seicento la Scuola platonica di Cambridge opera un ritorno al platonismo e assieme al deismo assume la difesa dell'intuizione intellettiva e del finalismo immanente nell'universo contro l'empirismo e il materialismo di Hobbes. Motivi platonici si riscontrano nell'Ottocento in Rosmini come esigenza di valori ideali, che trascendono l'empiricità e il tempo; nei cosiddetti “platonici” italiani (T. Mamiani, F. Bonatelli, F. Acri), che utilizzano i principi del platonismo in difesa della fede cristiana contro il naturalismo positivistico e lo storicismo hegeliano. Altri richiami platonici sono reperibili anche in alcuni indirizzi filosofici del Novecento; per esempio in G. E. Moore il platonismo è espressione di un'esigenza metafisica tesa nello sforzo di salvare un mondo di valori “assoluti”.

R. Klibausky, The Continuity of the Platonic Tradition During the Middle Age, Londra, 1939; E. Garin, Studi sul platonismo medievale, Firenze, 1958; J. Moreau, Le sens du platonisme, Parigi, 1967; W. Beiewaltes, Platonismo e idealismo, Bologna, 1987.