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Ghèmme

comune in provincia di Novara (25 km), 241 m s.m., 20,57 km², 3722 ab. (ghemmesi), patrono: Beata Panacea (primo venerdì di maggio).

Centro dell'alta pianura novarese, situato alla sinistra del fiume Sesia. Nel Medioevo fu dei conti di Pombia, cui venne confiscato da Enrico I e attribuito al vescovo di Vercelli. Restituito ai conti, venne ceduto dai successori ai signori di Castello. Il feudo passò poi ai Tettoni (1576), agli Omodei (1647) e ai Modignani (1717).§ Su una collina che domina l'abitato rimangono i resti del castello Cavenago. La parrocchiale dell'Assunta, eretta nella piazza principale in forme barocche nella seconda metà del Seicento, conserva l'altare maggiore marmoreo di Benedetto Alfieri (sec. XVIII) e una pala cinquecentesca e un dipinto di Antonio Pianca (1745). La cappella neoclassica in cui è custodito il corpo della beata Panacea fu disegnata da Alessandro Antonelli, che qui nacque (1798-1888). Nei pressi dell'abitato sopravvivono i resti dell'antico ricetto.§ L'economia si basa sull'industria, attiva nei settori tessile (lavorazione della lana), alimentare e dei materiali da costruzione. L'agricoltura, con uva (dal vitigno nebbiolo si producono i rinomati rossi DOC gattinara, ghemme, fara e lessona), frutta, ortaggi, cereali (in particolare riso) e foraggi per l'allevamento bovino.

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