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Hyksos

(ḥḳjkzswt, principi di paesi stranieri, contro la falsa etimologia data da Manetone hyk-sôs, re pastori), termine con cui nei testi egizi si identificavano solo i capi e che è stato poi esteso a tutta la “stirpe di stranieri” che, secondo il racconto di Manetone, nel secondo periodo intermedio, tra il sec. XVII e il XVI a. C., dopo due dinastie indigene deboli (la XIII e la XIV) invase l'Egitto stabilendo la capitale in Avaris e di lì signoreggiando tutto il Paese. La realtà storica è forse alquanto diversa, come si può dedurre dagli scarsi testi rimasti e dalle testimonianze archeologiche. Si trattò, più che di una vera invasione, di una lenta penetrazione di popolazioni nomadi asiatiche (affini a quelle che contemporaneamente abitavano la Siria-Palestina, gli Amorrei) iniziatasi alla fine del Medio Regno e più tardi organizzatasi in Stato con sovrani che, assunsero protocollo regale, sul modello di quello faraonico. Si formarono così quelle che Manetone chiama dinastie XV e XVI, o, con termine moderno, i Grandi Hyksos e i Piccoli Hyksos (questi ultimi regnanti, forse parallelamente ai primi, su piccole porzioni di territorio). Non è facile precisare fin dove si sia estesa la loro influenza, ma a un certo momento arrivarono fino a Gebelein, a sud di Tebe. Durante la XVII dinastia ebbe inizio la riscossa nazionale promossa dai sovrani tebani; su di essa ci informano alcuni testi, come il papiro Sallier, che narra la contesa fra Seqnenra e Apophis, la tavoletta Carnarvon e la stele di Karnak con le imprese di Kamose e infine la biografia del marinaio Ahmes che nella sua tomba di El-Kab narra della presa di Avaris e dell'inseguimento degli Hyksos fino a Sharuhen, attuati da Ahmose, il successore di Kamose e fondatore della XVIII dinastia. Agli Hyksos si attribuisce l'introduzione in Egitto dei cavalli e dei carri da guerra e di particolari tipi di fortificazione, nonché, nel campo artistico, di un tipo di decorazione, che si trova soprattutto sugli scarabei (spirali e motivi geometrici).

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