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Jiang Zemin

uomo politico cinese (Yangzhou 1927). Cresciuto in una famiglia di intellettuali, nel 1947 si laureò in ingegneria a Shanghai e dal 1949 cominciò a lavorare in varie industrie nazionali, ricoprendo poi ruoli sempre più importanti nell'apparato burocratico ministeriale. Benché fosse iscritto al Partito Comunista Cinese dal 1946, Jiang Zemin si tenne defilato dalla politica attiva per lunghi anni, riuscendo così ad attraversare indenne gli anni della Rivoluzione culturale e le lotte di potere che avevano accompagnato e seguito il declino di Mao. Nel nuovo corso avviato in Cina da Deng Xiaoping aveva inizio la carriera politica di Jiang Zemin, che nel 1979 era stato il pianificatore della prima zona economica speciale del Paese, costituita a Shenzhen, al confine con Hong Kong: nel 1982 veniva eletto nel Comitato Centrale del PCC al Congresso del partito che vedeva il trionfo della linea di Deng e, nello stesso anno, era nominato ministro dell'Industria Elettronica. Dopo essere diventato membro del Politbureau nel 1987, Jiang Zemin si allineava a Deng, conquistandone la fiducia, nella cruenta repressione della rivolta di piazza T'ien-An-Mên e nel successivo difficile contesto nazionale e internazionale il leader cinese lo chiamava a ricoprire la carica di segretario generale del PCC in sostituzione di Zhao Ziyang (1989): una scelta tesa a conciliare l'impegno a procedere nella liberalizzazione del mercato con la determinazione a preservare il monopolio politico del partito, rafforzata dalla sua nomina, nello stesso anno, alla testa della potente Commissione Militare Centrale al posto dello stesso Deng, del quale andava configurandosi come l'erede politico. Nel 1993 diventava presidente dell'Assemblea Nazionale del Popolo e alla morte di Deng (1997) succedeva a questi al vertice del potere. Sotto la sua leadership duttile e priva di ideologismi la Cina conosceva, anche se al prezzo di un elevatissimo tasso di disoccupazione e nella costante violazione dei diritti umani, una spettacolare crescita economica all'insegna dell'apertura del mercato, conseguendo anche un riavvicinamento con gli Stati Uniti, sancito dallo scambio di visite tra Jiang Zemin e Clinton, rispettivamente nel 1997 e nel 1998. Nel novembre 2002 si dimetteva sia dalla carica di segretario generale del PCC sia da quella di capo dello Stato, ma continuava comunque a essere un imprescindibile punto di riferimento per il suo successore, Hu Jintao. Sotto il profilo teorico, il maggior contributo di Jiang Zemin era la dottrina delle "tre rappresentanze", in forza della quale il PCC, oltre che rappresentare i bisogni delle avanguardie del popolo e degli intellettuali, doveva aprirsi agli interessi degli imprenditori (la terza rappresentanza).

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