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Teng Hsiao-p'ing

(Deng Xiaoping). Uomo politico cinese (Kuang-an, Szechwan, 1904-Pechino 1997). Figlio di un funzionario statale, studiò a Shanghai e in Francia, dove entrò in contatto con Chou En-lai e altri emigrati cinesi. Aderì al Partito comunista cinese nel 1924 e, dopo un soggiorno in URSS, fece le sue prime esperienze a Shanghai. Prese parte alla Lunga marcia (1934-35), alla lotta contro i giapponesi (1937-45) e alla rivoluzione del 1946-49. Dopo la costituzione della Repubblica Popolare Cinese (1949) ricoprì incarichi di rilievo. Nel 1955 divenne membro del Politburo e l'anno successivo fu nominato segretario generale del Comitato Centrale. Allo scoppio della Rivoluzione culturale (1966) Teng Hsiao-p'ing divenne uno dei principali bersagli della sinistra e nel 1969, al IX Congresso del PCC, fu escluso dal Comitato Centrale sotto la triplice accusa di “opportunismo, deviazionismo di destra e tendenze borghesi”. Riapparve inaspettatamente nel 1973 quando assunse le funzioni di vice primo ministro. La malattia di Chou En-lai fece di lui l'uomo chiave della politica cinese. Ma alla morte di questi (1976) non fu chiamato a succedergli. Contro di lui si scagliò invece la stampa finché venne espulso dal partito. Dopo la morte di Mao Tse-tung e la sconfitta della “banda dei quattro” ricomparve sulla scena e venne reintegrato nella carica di vice primo ministro (1977). Divenuto il leader incontrastato della Cina, alla quale impose la sua linea pragmatica e moderata, Teng Hsiao-p'ing riuscì a eliminare dalla scena Hua Kuo-feng, il successore di Mao, togliendogli nel 1980 la carica di primo ministro (affidata poi al suo fedelissimo Zhao Ziyang) e nel 1981 quella di presidente del PCC (trasferita a Hu Yaobang, che del PCC era anche segretario). Il XII Congresso sancì il trionfo della linea di Teng Hsiao-p'ing sulla modernizzazione della Cina, ma l'accelerazione della riforma economica innescava forti contrasti tra conservatori e sostenitori del “liberalismo borghese” e Teng Hsiao-p'ing era costretto a sacrificare lo stesso Hu Yaobang (1987). Nel XIII Congresso (1987) l'anziano leader riusciva non senza alcuni compromessi a svecchiare l'apparato del partito ed egli stesso abbandonava alcuni incarichi, mantenendo però la presidenza della potente commissione militare e rimanendo il vero ispiratore della politica cinese. L'anno che doveva rappresentare il coronamento della politica estera di Teng Hsiao-p'ing (incontro con R. Gandhi, con G. Bush, con M. Gorbačëv), fu anche quello della crisi più profonda della Cina del dopo Mao. Di fronte a una vasta protesta studentesca estesasi in breve tempo a quasi tutti i settori della popolazione, fu Teng Hsiao-p'ing in persona ad assumersi la responsabilità di una sanguinosa repressione militare attuata nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 con lo sgombero della piazza T'ien-an-Mên della capitale. Nonostante il conseguente crollo di popolarità e l'aspra condanna da parte della comunità internazionale, Teng Hsiao-p'ing riuscì a conservare il potere. Ripreso l'allargamento delle relazioni diplomatiche dopo un periodo di isolamento, egli optò nuovamente per una linea riformista: il XIV Congresso del PCC (1992), il primo dopo il crollo del comunismo sovietico, segnò la sostanziale estromissione dei conservatori e portò all'iscrizione nella Costituzione del principio dell'“economia socialista del mercato” (marzo 1993). In concomitanza si è avuta la nomina del nuovo presidente della repubblica Jiang Zemin (personalmente scelto da Teng Hsiao-p'ing), che ha accelerato ulteriormente il processo di transizione verso una economia di mercato.