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Jonke, Gert Friedrich

scrittore austriaco (Klagenfurt 1946- Vienna 2009). La prosa di Jonke si distingue per umorismo e ironia, che si accompagnano a un uso estremamente audace della lingua. I temi principali si inseriscono nella dialettica, tipicamente austriaca, tra illusione e realtà: qui i desideri diventano sogni (ecco la tradizione austriaca e precisamente grillparzeriana), ma quanto alla loro possibilità di realizzarsi l'autore evita qualsiasi indicazione precisa e tutto rimane nel vago. Fra le sue opere narrative si ricordano particolarmente Glashausbesichtigung (1970; Visita ad una serra di vetro), i racconti Beginn einer Verzweiflung (1970; Inizio di una disperazione), Die Magnetnadel zeigt nach Süden (1972; L'ago magnetico indica sud), Der ferne Klang (1979; Il suono lontano), Erwachen zum groβen Schlafkrieg (1982; Risvegli per la grande guerra del sonno) e Entflieht auf leichten Kahnen (1983; Fugge su chiatte leggere). In seguito alla “prima” di Theatersonate. Sanftwut oder der Ohremaschinist (1990; Sonata teatrale. Rabbia pacata o il macchinista auricolare), un lavoro sulla sordità di Beethoven e i suoi limiti della percezione umana, si è assistito a un proliferare di riadattamenti di opere che hanno portato Jonke alla ribalta. Del 1993 è il dramma Opus 111, del 1995 Gegenwart der Erinnerung (Presenza della memoria) e del 1996 Stoffgewitter. Anlässe. Auslassungen und andere Unerläβlichkeiten (Tempesta di stoffa. Occasioni. Omissioni e altre cose indispensabili). Attraverso le pagine di Geblendeter Augenblick (2002; La morte di Anton Webern) l'autore rievoca l'opera del musicista ucciso nell'immediato dopoguerra.

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