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Kennedy, John Fitzgerald

35º presidente degli Stati Uniti (Brookline, Massachusetts, 1917-Dallas, Texas, 1963). Figlio di Joseph (Boston 1888-Hyannis Port 1969), sin da giovane fu, con i suoi fratelli, “programmato” dai genitori per arrivare molto in alto: studi e laurea ad Harvard, viaggi in Europa, dove il padre era ambasciatore a Londra e dove raccolse materiale per la sua tesi sulla politica inglese sino al Patto di Monaco (settembre 1938), pubblicata nel 1940 col titolo Why England Slept (Perché l'Inghilterra dormì). Combattente volontario in marina nella II guerra mondiale, ottenne un'alta onorificenza al valore. Caduto in guerra il fratello maggiore, Kennedy ne raccolse l'eredità secondo i piani della famiglia e si dedicò alla politica. Democratico, fu eletto alla Camera dei Rappresentanti da un collegio del Massachusetts, poi, dal 1952 al 1961, fu senatore, sempre in rappresentanza del Massachusetts. Da quel momento ebbe inizio la preparazione per l'ulteriore ascesa. Nel 1956 entrò a far parte della Commissione Affari Esteri, dove sostenne la maggiore importanza degli aiuti economici, rispetto a quelli militari, per i Paesi sottosviluppati; tra il 1958 e il 1959 concorse all'elaborazione della legge Landrum-Griffin, che migliorava la legislazione sul lavoro. Si era dunque attestato su posizioni moderatamente liberali (nel senso americano del termine, riformista) allorché scese in campo per la conquista della presidenza, nel 1960. Validamente appoggiato dalla famiglia paterna, dalla moglie (Jacqueline Bouvier, sposata nel 1953) e da un ottimo apparato di collaboratori, riuscì prima ad assicurarsi la candidatura democratica, poi a battere il rivale repubblicano, Nixon. Imperniò la propria campagna elettorale sul tema della “Nuova Frontiera”, indicando con questo termine la meta cui gli Americani avrebbero dovuto tendere negli anni Sessanta. Scuotendosi dal pigro compiacimento dell'era di Eisenhower, essi avrebbero dovuto rispondere alle sfide del momento storico, del comunismo per un verso e del Terzo Mondo per altro verso; e appunto per vincere la gara col comunismo presso il Terzo Mondo gli USA avrebbero dovuto attuare un'energica ripresa dell'economia all'interno e altresì realizzare riforme e miglioramenti, a cominciare dal problema dei neri. L'attuazione di questo programma, in sostanza generico, incontrò una seria limitazione nella posizione di debolezza di Kennedy, eletto con un margine sommamente esiguo di voti, appena centomila, sul rivale. Si spiega così come il Congresso, pur a maggioranza democratica, non legiferò su alcuna delle proposte innovatrici di Kennedy, neppure sullo scottante problema dei neri, che il presidente aveva messo in rilievo, in più d'un messaggio, in tutta la sua drammaticità. Lo scontro con i trusts dell'acciaio e del petrolio fu un altro elemento di limitazione dell'indipendenza di Kennedy. In politica estera il suo obiettivo di superare le tensioni della guerra fredda, avviando un dialogo con Mosca partendo da posizioni di forza, sembrò sul punto di fallire fin dall'inizio del mandato presidenziale. Kennedy appoggiò un piano della CIA, elaborato sotto Eisenhower, che prevedeva lo sbarco a Cuba, nella Baia dei Porci, di esuli addestrati negli USA. Il fallimento della spedizione (aprile 1961) ebbe influenza negativa sull'incontro di giugno con Chruščëv a Vienna. Un nuovo ostacolo si presentò nell'ottobre 1962, quando vi fu un irrigidimento americano di fronte alla scoperta di istallazioni missilistiche sovietiche a Cuba (blocco dell'isola). Al ritiro dei missili seguì la fase di dialogo che ebbe un primo risultato con la firma del Trattato di Mosca (agosto 1963) per la messa al bando parziale degli esperimenti nucleari. Se da un lato aveva avviato un dialogo con Chruščëv, in Asia Kennedy seguì un indirizzo di rigido contenimento del comunismo: il non riconoscimento della Cina Popolare, il conseguente appoggio a Formosa e l'inizio dell'impegno americano in Viet Nam sono gli aspetti più appariscenti di questa politica. In America Latina e in Europa intervenì attraverso organismi internazionali (Alleanza per il progresso e GATT) che, incidendo sull'economia di quei Paesi, dovevano creare i presupposti di nuovi rapporti con gli USA. Non aveva ancora terminato il suo primo mandato quando, durante la campagna per le elezioni del 1963, fu assassinato a Dallas, il 22 novembre, in circostanze non ancora chiarite.Il caso dell'omicido di Kennedy viene portato sul grande schermo da O. Stone nel 1991 con JFK - Un caso ancora aperto, vincitore di 2 premi Oscar.

Bibliografia

J. MacGregor Burns, John Kennedy. A Political Profile, New York, 1961; H. Fuller, Year of Trial, New York, 1962; A. M. Schlesinger jr., I mille giorni di John Fitzgerald Kennedy, Milano, 1966; Th. C. Sorensen, Kennedy, Milano, 1966; H. Fairlie, The Kennedy Promise, New York, 1972; G. Bisiach, Il presidente, Roma, 1990.

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