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Müller, Herta

scrittrice tedesco-rumena (Nitzydorf, Romania, 1953). Nata e cresciuta nella regione tedesca della Romania (Banat) ha iniziato la sua carriera come traduttrice. Nel 1982 è uscita la prima raccolta di saggi sotto il titolo Niederungen (Bassure), aspramente criticata in Romania ma accolta entusiasticamente dalla critica nell'edizione tedesca, dopo l'emigrazione dell'autrice nella Germania Occidentale. L'opera, che descrive la vita agreste dei Banatschwaben (i Tedeschi di Romania), visti come una minoranza isolata con gli occhi dell'infanzia sofferente, deve la sua originalità a un linguaggio realistico e laconico e a una frammistione di immagine liriche e intermezzi surreali. Del 1987 è Barfüssiger Februar (Febbraio a piedi nudi) scritto in attesa del visto d'espatrio, cui ha fatto seguito Reisende auf einem Bein (1989; In viaggio su una gamba sola) in cui, con dovizia di dettagli, descrive il suo trasferimento a Berlino. Delle condizioni di vita in un Paese totalitario trattano Der Teufel sitzt im Spiegel (1991; Il diavolo nello specchio), Der Fuchs war damals schon der Jäger (1992; La volpe era già allora il cacciatore) e il romanzo autobiografico Herztier, del 1994, in cui si rivela tutto il suo talento lirico. Del 1995 è la raccolta di saggi Hunger und Seide (Fame e seta), mentre del 1996 è In der Falle (In trappola).

In seguito escono le seguenti opere: Der fremde Blick oder das Leben ist ein Furz in der Laterne (1999; La veduta straniera, ovvero la vita è un peto in un lampione), la raccolta di poesie Im Haarknoten wohnt eine Dame (2000; Una signora vive nella crocchia), Heimat ist das, was gesprochen wird (2001; La casa è ciò che viene parlato qui), Der König verneigt sich und tötet (2003; Il re si inchina e uccide), Die blassen Herren mit den Mokkatassen (2005; I signori pallidi con le tazzine), la raccolta di poesie in rumeno Este sau nu este Ion (2005), Atemschaukel, (2009; Tutto quello che ho prendo con me). Nel 2009 vinceva il Premio Nobel per la Letteratura, con la seguente motivazione "con la concentrazione della poesia e la franchezza della prosa, raffigura il paesaggio dei diseredati".