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Goethe, Johann Wolfgang

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Gli esordi: dal classicismo allo Sturm und Drang

Poeta tedesco (Francoforte sul Meno 1749-Weimar 1832). Nacque da una ricca famiglia patrizia e nell'infanzia e nell'adolescenza apprese diverse lingue antiche e moderne sotto la guida del padre Johann Kaspar, giurista, consigliere imperiale onorario, studioso e amante dell'Italia. La madre Katharina Elisabet Textor, nipote di un sindaco di Francoforte, era una natura lieta e dotata di vivace fantasia. Nel 1765 Goethe fu inviato a Lipsia a compiervi gli studi giuridici; durante i tre anni nella capitale sassone, vivacissimo centro artistico e culturale, egli si dedicò attivamente anche al disegno (a disegnare continuò poi tutta la vita) e condusse un'esistenza così dissipata da rientrare a Francoforte gravemente ammalato. Nel clima del tardo rococò sassone nacquero la sua prima raccolta lirica, Annette-Buch (1767; Libro di Annetta), e la commedia pastorale Die Laune des Verliebten (1767; Il capriccio dell'innamorato), cui seguì, subito dopo il suo ritorno a Francoforte, la commedia in alessandrini Die Mitschuldigen (1770; I complici). La malattia coincise con una crisi religiosa e un avvicinamento al pietismo, operato in lui soprattutto dall'amica di famiglia Susanne von Klettenberg e dallo studio degli gnostici. Nel 1770, a Strasburgo, dove concludeva gli studi, Goethe venne a contatto con l'arte gotica, magnificamente esemplata dal duomo della città, ed ebbe luogo l'incontro, per lui decisivo, con Herder e le nuove formulazioni di questi sulla poesia popolare, Omero, Shakespeare e Ossian. La conversione dal gusto classicistico all'ideologia stürmeriana del genio come energia vitale spontanea che crea non dalla tradizione ma dalla piena del proprio sentimento era compiuta. Nello stesso anno, ispirato dall'amore per Friederike Brion, figlia del parroco della vicina Sesenheim, egli diede nei Sesenheimer Lieder un esempio di netta e irreversibile rottura della convenzione amorosa settecentesca e di libera espressione della propria personale “esperienza vissuta” (di tale Erlebnislyrik è considerato l'iniziatore). Anche il dramma Götz von Berlichingen, sulla figura limpida di un vigoroso cavaliere medievale sostenitore dei diritti del popolo, cui Goethe attese al ritorno a Francoforte (1771), rappresenta una netta rottura col teatro francesizzante rispettoso delle tre unità aristoteliche e un omaggio al grande modello shakespeariano. Il Götz, che anticipa la moda romantica del Medioevo o dell'acerbo umanesimo, diventa uno dei testi sacri della generazione dello Sturm und Drang, insieme con i contemporanei inni Prometheus e Ganymedes, che rappresentano le due opposte componenti, la titanica e la pietistica, della religiosità del giovane Goethe, insieme ai piccoli drammi Mahomet e Prometheus.

A Weimar: l'attività politica e gli studi scientifici

Il predominio dell'intuizione e del cuore sulla ragione, celebrato nel dramma Egmont (dove, sullo sfondo dell'insurrezione antispagnola nei Paesi Bassi, l'eroe del popolo e della libertà soccombe di fronte alle forze ostili del mondo esterno) si fa tragica fatalità in Die Leiden des Jungen Werther (1774; I dolori del giovane Werther), rispecchiamento di un'altra vicenda vissuta: l'amore non corrisposto per Lotte Buff, fidanzata dell'amico Kestner, a Wetzlar (Assia), dove Goethe faceva il tirocinio d'avvocato, e la vicenda parallela occorsa a un compagno di Wetzlar, poi suicida. Il libro, impregnato di un sentimento rousseauiano della natura, di un titanismo sentimentale incapace di compromessi e d'integrazione nella realtà, rese Goethe improvvisamente famoso anche fuori della Germania e lo mise in contatto con Klopstock e Lavater, col quale compì anche un viaggio sul Reno. Nell'ultimo periodo francofortese egli compose alcune delle sue liriche più famose, quali la ballata Der König in Thule (Il re di Tule) e An Schwager Kronos (All'auriga Cronos), l'Urfaust, il cui manoscritto fu ritrovato soltanto nel 1887, delle farse satiriche e i due drammi minori Clavigo e Stella. Si era nel frattempo fidanzato con la bella e ricca Lili Schönemann e la sua vita sembrava volersi fissare nell'ambiente borghese e patrizio della città natale, quando venne inattesa la chiamata a Weimar, dove il duca Carlo Augusto, allora diciottenne, lo volle suo precettore. In realtà nel piccolo Stato lo attendevano svariate mansioni amministrativo-politiche che lo indussero a sviluppare il già vivo interesse per le scienze naturali, soprattutto per la geologia, per l'ottica, nel cui ambito formulerà la Farbenlehre (1810; Teoria dei colori), e per la botanica, che lo porterà negli anni della maturità sulle tracce della “pianta primigenia”. Egli assunse la direzione delle strade e delle miniere (di qui i frequenti viaggi nel Harz) e delle finanze. Nel 1780 fu fatto consigliere di Stato, nel 1782 ricevette il titolo nobiliare e nel 1815 divenne ministro. Questi anni d'intensa attività al di fuori della poesia e l'amore della colta e raffinatissima dama di corte Charlotte von Stein, la figura femminile dominante della sua vita, che assurse a educatrice del giovane genio, operarono il distacco di Goethe dallo Sturm und Drang e la sua conversione a una nuova classicità, in cui giunse a maturazione artistica l'osmosi, fino allora soltanto culturale, del mondo tedesco coi Latini e coi Greci. L'ideale, già pietistico, dell'anima dotata di fermezza, calma e purezza, s'incarna in Ifigenia nel dramma in giambiIphigenie auf Tauris (1779-86; Ifigenia in Tauride) e s'impone alla scomposta passionalità del poeta nel Torquato Tasso (concluso nel 1789), centrato appunto sulla difficile conciliabilità fra poesia e vita. L'amore per la von Stein, che gli ispirò un ciclo di lettere e poesie, tra cui An den Mond (Alla luna) e Warum gabst du uns (Perché ci desti), era al culmine e insieme al declino.

Il "Viaggio in Italia": una nuova classicità

Per liberarsi del peso degli affari pubblici e rituffarsi nella poesia, nel settembre 1786 Goethe lasciò segretamente la Germania per l'Italia. Negli ultimi anni aveva continuato a lavorare al Faust, in cui andava trasfondendo l'Urfaust, e aveva iniziato il romanzo Wilhelm Meisters Lehrjahre (Gli anni di noviziato di Guglielmo Meister), in cui rielaborava il precedente frammento Wilhelm Meisters theatralische Sendung (La missione teatrale di Guglielmo Meister), riducendo la vocazione teatrale del giovane protagonista a semplice stadio di un lungo e vario sviluppo esistenziale in diversi ambienti umani, non ultimo quello della corte di Weimar. Il viaggio in Italia, narrato in Italienische Reise (1816-17; Viaggio in Italia), lo portò a Verona, Vicenza, Venezia, Bologna, Perugia, Assisi, Roma; a Roma trascorse l'autunno e l'inverno 1786-87, periodo da lui considerato uno dei più felici della sua vita, nella cerchia degli artisti tedeschi là residenti. Visitò quindi Napoli e la Sicilia e soggiornò di nuovo a Roma dal giugno 1787 all'aprile del 1788. L'incontro con la classicità, che era per lui e per la sua epoca tanto ideale artistico quanto ideale di vita, fu l'incontro con un mito vagheggiato sin dall'infanzia, che lo trasfigurò e lo rese, al rientro, estraneo e indecifrabile agli amici di Weimar. Dall'amore per Christiane Vulpius, piccola borghese estranea alla sua sfera sia spirituale sia sociale e che egli sposerà solo nel 1806, dopo la nascita del figlio Augusto, e dalla perdurante suggestione del mondo antico nacquero le splendide Römische Elegien (1789; Elegie romane), cui un breve soggiorno a Venezia fece seguire i Venetianische Epigrammen (1790; Epigrammi veneziani). Gli anni successivi furono segnati da intensificati studi scientifici e da una crescente sterilità poetica.

La collaborazione con Schiller e il "Faust"

La Rivoluzione francese sconvolse in Goethe il cosmopolita conservatore convinto della possibilità di un'evoluzione organica e della progressiva educazione del genere umano: nel 1792 e 1793 egli seguì il duca e l'esercito prussiano nella campagna di Francia e partecipò all'assedio di Magonza, dandone ragguaglio in Die Campagne in Frankreich (La campagna di Francia) e in Die Belagerung von Mainz (L'assedio di Magonza), esaurienti ma freddi resoconti. Riflesso dell'esperienza della Rivoluzione sono anche il fortunato poemetto in esametri Hermann und Dorothea (1797; Erminio e Dorotea), storia d'amore d'ambiente borghese, e il dramma Die natürliche Tochter (1802; La figlia naturale), prove entrambi di un classicismo formalizzato e di un irrisolto rapporto con la Rivoluzione. La stessa ambiguità mostra il Märchen (1795; Fiaba), uno dei testi goethiani più cari ai romantici. Gli anni della solitudine dopo l'Italia, durante i quali il duca lo aveva esonerato dalle più gravose mansioni di governo affidandogli unicamente la direzione del teatro e delle istituzioni culturali di Weimar, furono interrotti da un viaggio verso l'Italia che la bufera napoleonica arrestò in Svizzera e infine dall'amicizia con Schiller, da Goethe a lungo paventata e rimandata, sino alla scoperta di un'eccezionale complementarietà creativa, che durò ininterrotta sino al 1805: la morte di Schiller parrà allora a Goethe la perdita di metà della propria esistenza. La passione filosofica di Schiller stimolò nell'incredulo fedele della natura le sopite energie poetiche e rinnovò l'interesse per le scienze: nel 1790 uscì Über die Metamorphose der Pflanzen (Sulla metamorfosi delle piante), studio della genesi della pluralità delle specie da un'unica forma originaria, per autotrasformazioni successive. Anche il Faust fu ripreso e nel 1796 uscì, completato, il primo Wilhelm Meister (i Lehrjahre). La collaborazione con Schiller, che discusse con l'amico tutti i propri lavori di quegli anni, comprese le poesie filosofiche, si estendeva alla direzione del teatro, alla redazione della rivista Musenalmanach (che ospitò nel 1797 la raccolta a quattro mani degli Xenien, feroci epigrammi contro la società e la letteratura del tempo, e nel 1798 una serie di ballate di entrambi i poeti) e negli anni 1798-1800 alla redazione della nuova rivista Die Propyläen, specializzata nelle arti figurative. Il confronto fra i due spiriti e fra i loro diversi modi di vivere e di creare – spontaneo, naturale, “antico” Goethe; riflesso, sentimentale, “moderno” Schiller – è teorizzato da quest'ultimo nel saggio Über naive und sentimentalische Dichtung (1795; Sulla poesia ingenua e sentimentale). Il lavoro al Faust, interrotto al ritorno dall'Italia, si concluse temporaneamente con la pubblicazione di Faust I nel 1808. L'opera, cui Goethe attese tutta la vita, fu ripresa nel 1816 e terminata soltanto poco prima della morte. Con Goethe la figura di Faust diventa il simbolo dello spirito nuovo e il suo poema drammatico resta come la somma dell'esperienza di tutta una vita. Con la scomparsa di Schiller si aprì per Goethe un altro lungo periodo di solitudine spirituale: la generazione romantica guardava a lui con adorazione ed esecrazione a un tempo, ed egli, pur condividendo con essa certi fermenti e inquietudini, tra cui il bisogno di allargare l'orizzonte ad altre letterature e civiltà, anche extraeuropee, ne rifiutava i furori passionali e misticheggianti.

Le ultime opere

La sua stagione classica, culminante nella “fantasmagoria classico-romantica” di Elena e nella “notte classica di Valpurga” del Faust II, composte già in parte nel 1800, e il culto della personalità perfettibile all'infinito si aprono sia nel Faust II sia in Wilhelm Meisters Wanderjahre (1829; Anni di peregrinazioni di Guglielmo Meister) a un ideale di umanità felice e operosa, impegnata nella trasformazione della natura e nell'avventura della tecnica. Nel 1808, anno dell'incontro con Napoleone a Erfurt, egli lavorava al romanzo Die Wahlverwandtschaften (1809; Le affinità elettive), capolavoro della mentalità conservatrice, ma non reazionaria, del grande borghese, in cui il conflitto fra l'ordine, in questo caso il matrimonio, e le passioni è risolto a favore del primo. Della fiducia goethiana nell'armonia fra i contrari e della durata entro il divenire, del possibile magico comporsi di carattere e destino è permeato Dichtung und Wahrheit (Poesia e verità), autobiografia dall'infanzia fino all'andata a Weimar, composta tra il 1809 e il 1831. Il 1814, segnato da un viaggio sul Reno e sul Meno e da un nuovo amore conclusosi con la rinuncia, vide riprorompere la vena lirica nel West-östlicher Diwan (Divano occidentale-orientale), uscito nel 1819, sintesi eccelsa e mai abbastanza celebrata delle suggestioni dell'antico persiano Hafis e dell'amore per Marianne von Willemer, alla quale si devono fra l'altro alcune delle più belle liriche della raccolta. Goethe ritorna la potenza espressiva dei canti d'amore e delle ballate giovanili, stemperata in una lievissima, sorridente saggezza e religiosità: alla forma plastica in sé conchiusa dei Greci si contrappone qui il libero musicale flusso del Lied. Al ritorno a Weimar da questa immersione nei luoghi della giovinezza egli attese alla pubblicazione della rivista Kunst und Altertum e alle tre opere ancora in fieri, l'ultimo Meister, il Faust II e l'autobiografia. Nel 1821 conobbe a Marienbad la diciassettenne Ulrike von Levetzkow e successivamente se ne innamorò e ne chiese la mano: la necessaria rinuncia gli ispirò la Trilogie der Leidenschaft (1823; Trilogia della passione), l'ultima grande poesia d'amore, dove l'amore trascende a dedizione spontanea e riconoscente a qualcosa di superiore e d'ineffabile; riappariva l'ombra fraterna di Werther. Letture e meditazioni dell'ultimo decennio, dominate da una limpidissima coscienza storica e dal sentimento della fine “dell'età dell'arte” (l'età di Goethe è stata detta anche Kunstperiode), sono registrate fedelmente dal segretario J. P. Eckermann nei Gespräche mit Goethe 1823-1832 (1836-48; Conversazioni con Goethe 1823-1832). A completare la figura dell'uomo Goethe vi sono infine gli epistolari e i diari (iniziati nel 1775).

Goethe e la critica

La coesistenza in Goethe di razionalità illuministica, panteismo e spinozismo, demonismo ed etica kantiana, sentimentalismo e ribellismo, poesia e scienza e quel ch'egli chiama “l'impulso alla verità e il piacere dell'inganno” ha offerto spunto a esecrazioni ed esaltazioni e a interpretazioni diverse di epoca in epoca. Heine commemorò la morte di Goethe come la morte della bellezza e con l'amaro “gli dei se ne vanno, ci restano i re”. Lo Junges Deutschland rifiutò Goethe per il suo conservatorismo, i positivisti apprezzarono i suoi studi scientifici; l'età di Bismarck, filoclassica e liberale, esaltò il Goethe classico; il fine secolo ammirò nel “proteo” il titano dalle violente passioni. L'influenza della sua lirica fu ancora sensibile in Rilke, George, Hofmannsthal, mentre il romanzo dell'Ottocento, in particolare il Bildungsroman, guardò al Meister e alle Affinità elettive. Foscolo, Manzoni, Madame de Staël, Gérard de Nerval, Byron, Shelley e i realisti russi furono ferventi ammiratori di Goethe, come più tardi anche Gide e Valéry; mentre in posizione critica nei confronti del poeta sono stati Kierkegaard e, nel Novecento, Claudel, Eliot e Jaspers.

Bibliografia

H. Pyritz, P. Raabe, Goethe-Bibliographie, Heidelberg, 1965; P. Citati, Goethe, Milano, 1970; G. Manacorda, Materialismo e masochismo. Il “Werther”, Foscolo e Leopardi, Firenze, 1973; A. Barbanti Tizzi, Goethe, Bologna, 1990.