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Milzìade (uomini politici)

(greco Miltiádēs; latino Miltiădes). Nome di due uomini politici dell'antica Grecia: Milziadeil Vecchio, figlio di Cipselo della nobile famiglia ateniese dei Filaidi, che conquistò ai tempi di Pisistrato il Chersoneso tracico (ca. 555 a. C.); suo nipote, Milziadeil Giovane, padre del grande statista ateniese Cimone, anch'egli tiranno del Chersoneso. Milziade dovette seguire Dario ai tempi della spedizione scitica (ca. 513 a. C.); ma secondo il racconto, peraltro sospetto, di Erodoto, pensò di rompere il ponte di barche che garantiva il ritorno all'armata del Gran Re. Espulso, a quel che sembra, dai suoi domini, aderì alla rivolta ionica capeggiata da Aristagora, e, dopo il fallimento del moto e la risottomissione di tutte le città della Ionia alla Persia, si stabilì definitivamente in Atene (493 a. C.). Qui subì un processo per tirannide, ma fu assolto ed ebbe poi una grande influenza nella vita politica. Nel 490 a. C., come stratego, impegnò i Persiani nella battaglia di Maratona e li vinse, impedendo anche un loro colpo di mano su Atene. Dopo questa vittoria convinse gli Ateniesi a liberare le isole Cicladi dal dominio persiano. Fu eletto stratego, ma l'impresa fallì ed egli fu gravemente ferito mentre assediava Paro. Ne approfittarono gli avversari politici, facendolo condannare, sotto l'imputazione di essersi fatto corrompere dal Gran Re, a un'ammenda di cinquanta talenti. Subito dopo morì per le ferite riportate in guerra.

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