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Perret, Auguste

architetto francese (Ixelles, Bruxelles, 1874-Parigi 1954). Nato in Belgio, dove il padre era emigrato a causa delle repressioni seguite alla caduta della Comune di Parigi, tornò a Parigi nel 1881, dove frequentò per breve tempo l'École des Beaux-Arts, preferendo poi seguire il lavoro del padre in cantiere. Aperto nel 1905 uno studio professionale col fratello Claude, poco dopo fondò un'impresa di costruzioni insieme all'altro fratello, Gustave: l'attività imprenditoriale accompagnò da quel momento tutta la carriera di architetto di Perret. Gli elementi fondanti del suo stile sono già evidenti nella casa di rue Franklin (1905), che, se si richiama esplicitamente alla poetica dell'Art Nouveau nella leggerezza scattante della struttura e nella delicata decorazione floreale dei pannelli di tamponamento in grès, evidenzia energicamente la gabbia portante in cemento armato, annunciando nell'uso di questo materiale la tematica costante dell'opera successiva dell'architetto. Un uso pulito, funzionale, persino “classico”, privo di innovazioni rivoluzionarie: così nell'autorimessa di rue Ponthieu (1906), dove l'eliminazione dei pannelli di tamponamento semplifica la dialettica tra struttura portante e vetrate; nei modi spogli e asciutti del teatro degli Champs-Elysées (1911-12), lontano ormai da ogni grafismo Art Nouveau; nell'estremo rigore della chiesa di Notre-Dame di Raincy (1923), dove l'uso del cemento armato e del calcestruzzo grezzo regna sovrano, fin nei pannelli prefabbricati traforati per creare una luminosità diffusa. In numerose altre opere a Parigi (teatro per l'Esposizione di arti decorative, 1925; uffici dei servizi tecnici della Marina, 1929-30, ecc.) Perret proseguì con lucida coerenza la sua poetica architettonica. L'artista trovò il più alto riconoscimento ufficiale nell'incarico, ricevuto nel 1948, della ricostruzione di Le Havre, dove operò facendo largo uso della prefabbricazione.