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Pietraperzìa

comune in provincia di Enna (39 km), 476 m s.m., 117,72 km², 7340 ab. (pietrini), patrono: san Rocco (16 agosto).

Centro posto su una rupe nella media valle del fiume Imera Meridionale. Antico insediamento siculo (forse identificabile con Caulonia), fu poi abitato da Cartaginesi, Romani, Bizantini e Arabi. Il borgo medievale, posto nel luogo più elevato dell'abitato e adiacente al castello, è identificabile nel quartiere Terruccia, costruito dai Normanni, dopo il 1088, su una fortezza saracena, come sede di una baronia assegnata ad Abbo Barresi. I discendenti di questo furono marchesi (dal 1529), poi principi (dal 1564) di Pietraperzia, che successivamente passò ai Branciforti. Il nome Pietraperzia (“pietra forata”) deriva dalla rupe che domina l'abitato e in cui si trovano numerosi fori, tombe scavate nella roccia in età preistorica. § All'estremità settentrionale dell'abitato sorgono i resti imponenti del castello saraceno, ricostruito dai Barresi e più volte rimaneggiato. Nella chiesa madre di Santa Maria Maggiore, eretta nei primi anni del sec. XVI (su una del 1308) e rifatta nel sec. XVIII dopo un terremoto, sono conservate le tombe di alcuni membri della famiglia Barresi, sculture di scuola gaginesca e una Madonna in trono e santi di Filippo Paladino (1604). Tra i molti palazzi dei sec. XVII-XVIII, con sontuosi portali e ampie balconate, spicca il Palazzo del Governatore; le mensole che ne sorreggono la balconata sono ornate da sculture antropomorfe. § L'agricoltura si basa soprattutto sulla coltivazione di cereali, olivi e viti, ma produce anche frutta, mandorle e pistacchi. L'industria è rappresentata da piccole aziende operanti nei settori della trasformazione dei prodotti agricoli. Sono presenti impianti per l'estrazione dello zolfo. È praticato l'artigianato del ferro battuto, della ceramica, dei ricami e dell'ebanisteria.